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Il sole, creatore dell'universo


Giovedý 25, Luglio 2013
in  Stella Stellina


Nel suo 'Inno al Sole' il faraone Akhenaton nel 1360 avanti Cristo, così si rivolgeva alla nostra stella. Il Sole fu amato, temuto, adorato presso i popoli dell'antichità, anche il Cristianesimo muterà simboli e festività dai culti solari primitivi. Lo storico Procopio di Cesarea, che fu il cronista di tutte le guerre condotte dal generale Belisario per incarico dell'imperatore Giustiniano, riferisce questa usanza degli Scritifini, la popolazione lappone degli Skridfinnar: 'Quando sta per terminare la lunga notte, che sulla loro terra è di quaranta giorni, essi mandano alcuni osservatori sulla sommità di una montagna, e appena questi, da quel punto vedono chiaramente il Sole, annunciano a coloro che sono da basso che presto il Sole splenderà di nuovo. Allora dappertutto si festeggia la buona novella, e la festa avviene anche al buio. E' la loro più grande ricorrenza, e io immagino quanto debbano vivere sempre nell'ansia, sebbene questo fenomeno si ripeta ogni anno, per timore che una volta o l'altra il Sole debba scomparire per sempre dalla loro terra.'


Procopio scriveva questo intorno all' anno 560 dopo Cristo. Ma un identico atteggiamento di venerazione per il Sole e di continua ansia per timore di una sua scomparsa, ci attesta l'etnologia, è comune a tutta l'umanità, dalle più remote epoche della preistoria ad oggi. Testimoni della sta benefica presenza quotidiana e delle sue variazioni stagionali, in ogni tempo gli uomini hanno levato gli occhi con gratitudine al maestoso e splendido astro, lontano e irraggiungibile, ma così influente con la sua forza di luce e di calore, che l'anno riconosciuto sommo dominatore della vita della natura, in ogni tempo esso è stato celebrato da poeti e pittori.


Il culto al Sole, come essere divino è attestato dall'antichità ad oggi, in ogni parte del mondo: presso i Sumeri e gli Hittiti, gli Egizi e gli Elleni, i Semiti, i Siculi, gli Italici, fino agli attuali Samoiedi e Fueghini, alle popolazioni aborigene dell'Africa, dell'Australia, dell'America settentrionale e centro-meridionale.


Anche quando, nelle culture pastorali e agricole, l'attenzione degli uomini si rivolge pure agli astri notturni e ai fenomeni naturali che provengono dal cielo (venti, pioggia, ecc.) e l' Essere divino supremo è identificato con il cielo stesso, o con, un Dio che sta nel cielo, a questo vengono attribuite, in definitiva, le proprietà del Sole. Basti pensare che dal termine sanscrito div, che significa luce, derivano dyaus (il sole vendico) e il deiwas persiano, il greco Zeus, l'ebraico Jabve, il latino Jov, il Dieus degli Italici primitivi, da cui dies e divus, Deus e Dio. Di Javeh, si dice nell'Antico Testamento che appare agli uomini come sole abbagliante, altrettanto fu il Dio dei cristiani, che i mistici, dell'evangelista Giovanni in poi, chiamano Luce o Sole, perché il Dio del Cielo e, come il Sole, colui che crea, regola i cicli vitali degli uomini, degli animali, delle piante, delle erbe, delle acque, che dona fertilità, calore e luce.


I popoli ancora oggi a livello culturale primitivo conservano nei loro miti il ricordo dei tempi arcaici, in cui erano costretti a cuocere la carne su di una pietra ai raggi del Sole, finché questi, provocando una combustione spontanea di erbe secche, fece loro dono del fuoco. Gli Sherenté dell'Amazzonia ripetono annualmente un rito celebrativo di tale avvenimento: alzano un palo di dieci metri, chiamato 'strada del cielo', e alcuni prescelti si arrampicano a turno, con una manciata di fibre in mano, implorando il Sole di darvi fuoco. In questo modo il fuoco si rivela mediatore tra il Sole e l'uomo e diventa strumento nei riti sacrificali. Infatti, il timore che il Sole provochi siccità o che abbandoni la Terra in una terribile oscurità permanente ha creato l'usanza di offrirgli vittime, per evidente analogia con un modo consueto tra gli uomini per ottenere i favori di una persona influente. Omero, nell'Odissea, canto XII, attesta l'uccisione di giovenche sacre al dio Solo presso i Siculi. I testi sacri vedici si dilungano nella descrizione di offerte di cavalli e mucche al dio Sole. Quelli di Ugarit parlano di vittime al dio sumerico Shamasb. Il mazdeismo prescriveva sacrifici di tori al sole Augel. L'immolazione di un agnello, da parte degli ebrei, a Pasqua, che era in antico un rito sacro all'inizio dell'anno nuovo, all'eginozio di primavera, è stata messa da San Paolo in relazione col sacrificio di Cristo e l'offerta del suo corpo e del suo sangue. Quando nel 1532, i 'Conquistadores' spagnoli penetrati in Perù assistettero a Cuzco alla festa del Dio Sole, rimasero esterrefatti vedendo che, dopo l'immolazione di un certo numero di pecore, venne posato sulla mensa dell'Inca unpane di farina di mais, a forma di disco, impastato dalle sacre vergini del tempio, e l'Inca ne distribuì ai dignitari che sedevano con lui, offrendo poi loro crateri colmi di un liquore di agave fermentata. Agli spagnoli la distribuzione del pane e del vino parve un'orribile invenzione di Satana per contraffare la comunione cristiana. Ma la forma del pane degli Artechi non era altro che un simbolo del Sole, simbolo comunissimo in tutte le epoche, non diversamente dall'ostia dei cristiani, dall'ostensorio e dalla croce, che è la rappresentazione stilizzata dei raggi solari. I graffiti rupestri della Val Camonica, di Altamira in Spagna, mostrano i più antichi tentativi di raffigurare il Sole, quando ancora non esisteva la scrittura, con un semplice cerchio o con una ruota, o meglio un disco in cui è iscritta una croce. Analogo sarà in tempi storici il simbolo del Messico. In Egitto il Sole di Eliopoli era un cerchio contornato di raggi, e più tardi il dio-Sole, Athon, un disco con raggi terminanti in mani. Tuttora gli Hopa dell'Arizona raffigurano il dio-Sole Taiowa con uno scudo rotondo di pelle, circondato da piume di uccello. Gli antichi Germani lo indicavano con la croce ansata, che gli etnologi tedeschi, verso la fine dell'Ottocento esaltarono quale simbolo religioso specifico della pura razza ariana, e che nel 1933 è divenuto infausto emblema del nazismo.


Oggi, seppure abbiano ormai soltanto carattere folcloristico, sono tuttavia sopravvissute cerimonie in onore del Sole, con gli stessi simboli in molti paesi. A Ludge, in Westfalia, il giorno di Pasqua si lanciano giù da un pendio ruote di quercia infiammate. A Vevey, in Svizzera, la festa del Sole si celebra a settembre, portando in processione enormi stendardi con l'effige di un astro dorato. Nel Tirolo, il giorno della Candelora si offrono al Sole ciotole rotonde, piene di latte fresco.


1/ Continua.

Umberto Paoli

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