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Il trauma dell'assenza


Giovedì 31, Ottobre 2013
in  Libera-Mente


Questa non è la voce della coscienza del piccolo Federico. Non puó esserlo. Ha solo qualche mese di vita e, prima che si strutturi un abbozzo di identità, è ancora necessario del tempo, ma, soprattutto, qualcuno che risuoni affettivamente con lui. Qualcuno che sappia riconoscere la sua fame e la sua sete per restituirle al suo corpo. Che impari a distinguere senza paura la differenza tra un mal di pancia e il bisogno di contatto dopo uno spavento. Una figura che maturi dentro di sè il desiderio di incontrare quel sorriso e niente di più.


Nessuno nasce genitore, ma, dal punto di vista mentale, non è nemmeno così scontato diventarlo nel momento in cui ci si trova davanti a un figlio. L'essere genitore è più una disposizione mentale di apertura all'incontro con un soggetto d'amore. Non un oggetto.


Nel senso di agentività (agency), cióè nella percezione di sè come individui dotati di intenzione e capaci di azione nei confronti del mondo, si strutturano identità e coscienza umana. Questo non puó che prendere forma all'interno di una relazione che restituisca significato all'esperienza. Pensiamoci bene; che senso puó avere un sorriso come quello di Federico nel vuoto dell'assenza di mamma? Lentamente si perde, trascinando con sè frammenti della sua stessa essenza che chiederanno il conto, forse, nella sua incapacità di comprendersi quando la vita gli sussurrerà che ha bisogno di aiuto. Non è il singolo evento traumatico che puó avere un impatto significativo sul funzionamento mentale, ma la cumulatività (ripetitività) del trauma stesso nel tempo; in particolare nei primi due anni di vita.


Oggi Federico non la smette più di piangere. Sembra non esserci nulla in grado di calmarlo. Agita le manine al vento. Si muove, ormai, sempre più lentamente; come se stesse cadendo in una sorta di torpore. Ha già provato a disperarsi, perchè la natura ha inscritto dentro di lui la possibilità di farlo sempre più forte per attivare qualcuno che si prenda cura. Tutto inutile. Mamma dov'è? Sembra un blocco di ghiaccio. È lì vicino, ma il suo sguardo è perso nel vuoto. Il suo corpo paralizzato. La sua voce non fa rumore. È immersa in una memoria traumatica. Chissà che ricordi si staranno attivando dentro di lei. Forse non li vede nemmeno. Il suo corpo rivive per lei. Non puoi pensare a cosa fare Federico. Sei troppo piccolo. Forse quando sarai più grande ti prenderai cura di lei. Per adesso i centri più primitivi del tuo cervello stanno preparando la difesa più estrema grazie all'attivazione della componente dorsale del nervo vago. Si chiama fainting (finta morte). Se mamma non c'è, la mia vita è in pericolo assoluto. Non posso ancora scappare. Mi è impossibile attaccare o mimetizzarmi. Il cervello si spegne. Il corpo si disattiva. I ritmi vitali rallentano. Sei come morto e i predatori ti eviteranno. La carne in possibile stato di decomposizione è pericolosa. Sei salvo, ma a che prezzo per la tua mente e il tuo cervello... Imparerai presto che avere bisogno di aiuto, probabilmente, vorrà dire soffrire di un'inenarrabile assenza di te. Troverai altre strade; ma questa è un'altra storia...

Fabio Borghino 

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