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Il percorso della luna fra le stelle


Giovedý 3, Gennaio 2013
in  Stella Stellina



Quando la Luna incontra le Pleiadi ha inizio la primavera, l'osservazione delle fasi lunari, era un comodo calendario per i popoli primitivi. L'osservazione della posizione variabile della Luna tra le stelle ha avuto e ha notevole importanza per vari popoli. Le ragioni sono evidenti. Innanzitutto dal puro punto di vista, per così dire, estetico, la visione dell'astro notturno presso determinate stelle, specie se brillanti, in giorni diversi, ha una sua curiosità e bellezza che non vanno sottovalutati. In secondo luogo, la Luna, dopo il Sole è il più evidente mezzo per la misurazione del tempo.


Dopo la più immediata di queste misure che è il giorno solare segue per importanza la lunazione, cioè l'intervallo di circa 29,54 giorni che passa fra una Luna piena e la successiva o fra una Luna nuova e la successiva.


Fin da tempi antichissimi gli abitatori delle zone temperate, nelle quali si susseguono stagioni con caratteristiche climatiche e meteo logiche ben definite, devono aver cercato, prima ancora di riuscire a determinare, il che non è facile, i momenti esatti di equinozi e solstizi, di combinare i mesi lunari (sinodici) con fatti stagionali. In realtà il susseguirsi dei pleniluni (per menzionare solo questa, che è la più appariscente delle fasi lunari) non sembra essere di nessuna utilità allo scopo di determinare stagioni o periodi meteorologico climatici.


Il modo più semplice per trovare un ordine in questo apparente disordine è peró quello di osservare i momenti in cui il plenilunio (o volendo, una qualsiasi fase lunare) avviene in vicinanza di una determinata stella fissa. Infatti, poiché la Luna, quando è piena, dista 180° dal Sole, è cioè in opposizione col Sole, se il plenilunio avviene, poniamo, presso le Pleiadi, la cui attuale longitudine e circa 58¬, ció significa che in quel momento il Sole si troverà a 180° + 58 = 238° di longitudine, alla fine cioè del segno dello Scorpione (sarà cioè circa il 21 novembre).


Si intensificheranno, in altre parole, i freddi autunnali, saremo vicini all'inverno. Ecco allora che l'osservazione della posizione della Luna piena rispetto alle stelle ci dà un modo semplice, e molto più facile del metodo del 'levare eliaco' di una stella, per dedurre con sufficiente precisione la posizione del Sole fra le stelle, cosa ovviamente impossibile da fare per osservazione diretta, data l'enorme luminosità di quell'astro. E il metodo questo seguito dai cinesi, a preferenza del levare eliaco di qualche astro, metodo invece usato in antico degli Egizi.


Gli antichi osservatori del cielo (un cielo molto più limpido di quello delle nostre città di oggi) non mancarono certo di notare che la Luna, prescindendo dalle sue fasi, ritorna vicina a una stessa stella dopo un periodo di 27 giorni (e la rivoluzione siderale della Luna, 'il mese sidereo' lungo più precisamente 27,32 giorni). L'idea di dividere in 27 parti il cammino della Luna fra le stelle e di utilizzare la posizione di fasi significative della Luna in queste 27 parti per dedurre la rispettiva posizione del Sole (e quindi per fissare fenomeni stagionali) non puó non essere occorsa a vari popoli antichi, sia pure, da principio, in modo puramente sperimentale prescindendo cioè da concezioni più generalizzate e geometriche.


E ora per noi chiaro che se si ha, per esempio, un primo quarto di Luna presso le Pleiadi, questo significa che il Sole si troverà a 90° prima di esse, cioè, ora, a circa 328° di longitudine, verso la fine dell'Aquario, saremo cioè nella seconda metà di febbraio, ma il primitivo, anche senza fare calcoli di gradi di longitudine eclittica deduceva da quel fatto che, quando il primo quarto di Luna avviene presso le Pleiadi, si hanno quei determinati fenomeni elimatici che corrispondono, grosso modo, a quella data.


Che le cose siano effettivamente così è mostrato da una gran massa di dati preistorici, etnologici, falklorici, che mostrano la grande importanza, presso popoli anche molto lontani, dalle 'stazioni lunari' cioè dalle suddivisioni del percorso della Luna fra le stelle in 27 parti non sempre uguali.


Infatti non sempre sono a disposizione, nelle regioni esatte del cielo dove si trova la Luna nel corso della sua rivoluzione siderale, stelle o asterizmi particolarmente brillanti o significativi.


Ma quello che un astronomo moderno sembrerebbe una rozza approssimazione, aveva il suo valore pratico per il primitivo, e permetteva di dedurre l'approssimato modo del Sole sull'eclittica in modo più facile che non con altri sistemi.


E forse questa sfiducia dei moderni scienziati verso una modo così elementare di calcolo astronomico, che ha fatto si che anche alcuni fra i maggiori storici dell'astronomia, come il saviglianese Giovanni Virginio Schiaparelli abbiano dato una scarsa importanza alle stazioni lunari.


G.V. Schiaparelli nei tre volumi dei suoi 'Scritti sulla storia della Astronomia Antica' fa notare che nei calendari astro-meteorologici degli antichi non compare quasi mai la Luna, ne si usano le stazioni lunari che a parere suo, sarebbero una invenzione indiana.


Così molti altri ancora hanno pensato il sistema delle stazioni lunari tanto strano che si sono messi alla ricerca di una sua origine unica individuandola in vari luoghi, il centro di origine più ipotizzato è la Babilonia. Il sistema delle stazioni lunari e invece ben più universale immediato, tant'è vero che si ritrova in zone così diverse come la Cina, l'Arabia Saudita, la Somalia, probabilmente l'antico Perù, l'Afghanistan ecc ecc.


Il più famoso ritrovamento basato sulle stazioni lunari è la stella di triora nell'entroterra di Taggia (Liguria) che risale forse al terzo millennio avanti Cristo. I 27-28 trattini verticali del registro centrale accennano a una simbologia lunare. All'inizio del terzo millennio A.C. per la processione degli equinozi, l'equinozio di primavera coincideva all'incirca con la notevole stella Albebaran del Toro, mentre quello d'autunno coincideva l'altra notevole stella Antares dello Scorpione, ambedue di prima grandezza e di colore rossastro. Viene naturale supporre che i due disegni inferiori ai lati della scala, rappresentino l'insieme di stelle vicine alle attuali costellazioni del Toro e dello Scorpione. La stele sarebbe pertanto una specie di rozza Cartina Celeste.


Umberto Paoli


1. continua

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