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Il ritorno ciclico del tempo


Giovedì 11, Ottobre 2012
in  Stella Stellina



Queste concezioni cicliche di un Universo che per i Greci rimane sostanzialmente di carattere cosmico coinvolgono nella circolarità sia lo spazio che il tempo. Ma col progredire nei secoli della cultura, e in particolare della filosofia, esse diventano sempre più complicate.


Soprattutto ci si accorge che per parlare dell'Universo bisogna prima di tutto averne coscienza, e anzi che il parlare tanto più corretto quando più si ha coscienza, e in particolare conoscenza, di ció di cui si parla.


E così che nella generale corrente che identifica l'essere con il movimento rientra perfino l'esagerazione dell'idealismo di Hegel, il quale, identificando la realtà con il mondo delle idee ('Tutto ció che è reale è razionale e tutto ció che è razionale è reale) ritiene che tutta la realtà senza residui sia movimento dialettico di pensiero. Ma anche la corrente opposta, il materialismo dialettico individua nel movimento la struttura ultima della realtà; solo che ora questa realtà non è più il pensiero che si muove attraverso concetti sempre più pregnanti, ma, per un rovesciamento radicale di impostazione, e la materia, dalla quale e nella quale tutte le cose, compresa quella cosa complicatissima che è l'uomo la sua coscienza continuamente si generano e si trasformano.


A metà strada tra le concezioni che considerano il divenire esclusivamente in quell'essere esteriore che è il cosmo, e quelle che lo considerano interno all'attività dello spirito umano, va collocata la teoria dell'eterno ritorno dell'uguale, proposta da Friedrich Nietzsche. È necessario dedicarle un rapido sguardo se non altro per la vasta risonanza, indubbiamente esagerata che ha suscitato.


Usualmente si pensa che, in contrapposizione alle concezioni cicliche del tempo, prevalenti, come si è visto, nella cultura greca la tradizione ebraico-cristiana abbia del tempo una concezione sostanzialmente lineare. Tutta la serie degli accadimenti, come ha avuto un inizio così ha un percorso ben determinato e poi una fine, che è anche una fine, ossia uno scopo che conclude, realizzandolo, un piano secondo il quale tutto il percorso era stato pensato, articolato e organizzato. In tal modo la serie degli accadimenti diventa 'storia' con la caratteristica essenziale di essere irreversibile, ossia di escludere l'eterna circolarità dell'uguale.


Sostanzialmente questa interpretazione è giusta, ma potrebbe diventare semplicistica se non si approfondisce cosa s'intende per scopo, per fine, che è il concetto chiave di tutta questa conclusione. Sarebbe ad esempio del tutto superficiale pensare, come si è spesso portati a fare, che quel fine, quello scopo, sia un accadimento dello stesso tipo di tutti quelli che l'hanno preceduto; che anzi si possa addirittura parlare con il senso ordinario del termine, di una semplice posteriorità dello scopo raggiunto rispetto a tutti gli accadimenti che sarebbero semplicemente antecedenti. La prospettiva è diversa: la creazione e lo sviluppo del cosmo sono visti in funzione di un 'piano di salvezza' che riguarda direttamente l'umanità.


La situazione allora, rispetto alle concezioni precedentemente considerate, addirittura si rovescia. In queste il mondo aveva un suo sviluppo autonomo, dal quale sostanzialmente l'uomo era escluso, e doveva quindi limitarsi ad osservarlo passivamente e adattarvisi ineluttabilmente. Nonostante gli sforzi della filosofia greca di sviluppare un concetto libero in definitiva esso finiva per risolversi nella fedele comprensione di ció che la natura è nella sua necessità.


Notoriamente Heidegger ha tentato di interpretare la filosofia di Platone come una deviazione della autentica filosofia rappresentata dal pensiero presocratico, ma in realtà le idee platoniche e dei filosofi seguenti erano destinate per loro stessa natura a rappresentare l'essenza delle cose o qualcosa del genere, ossia in definitiva la loro necessità, come subito rettificherà Aristotele, il grande discepolo di Platone. Sovrano quindi in definitiva rimane in queste correnti di pensiero il concetto di fato, di destino.


All'opposto, nella concezione ebraico-cristiana è il mondo costretto ad adattarsi al piano di salvezza trascendente incentrato nell'uomo.


Il mondo infatti è concepito come una costruzione di Dio allo scopo di fornire un opportuna abitazione all'uomo nel suo cammino verso la salvezza. Questa salvezza consiste nell'Antico Testamento nel 'patto d'alleanza' e di collaborazione tra Dio e l'uomo, e nel Nuovo Testamento nell'incorporazione a Cristo considerato come l'incarnazione stessa dell'unico Dio.


In lui quindi la storia dell'uomo trova la sua ultima realizzazione potenziale in cammino verso la sua ultima realizzazione effettiva, che avverrà per opera dello Spirito di Dio, considerato come l'anima della Chiesa, ossia della Comunità dei credenti. In conseguenza, il mondo è sempre visto nella sua compartecipazione, sia pure indiretta, a questo cammino dell'umanità.


Dopo questo rapido sguardo riassuntivo alle tradizionali concezioni mitologico-filosofico-religiose sul destino del tempo, riprendiamo il problema col quale è iniziato questo nostro discorso.


Puó in qualche modo ora la scienza intervenire nel problema agitato da quelle concezioni e dare qualche indicazione sulla validità delle loro impostazioni e delle loro così diverse, spesso contraddittorie soluzioni?


Lo crediamo possibile, perché la scienza ha tanto progredito nei diversi settori della sua ricerca da poter dire ormai qualcosa di estremamente importante a riguardo del mondo complessivamente considerato.


Innanzitutto l'Universo è in evoluzione.


Lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali, interpretato come velocità di allontanamento reciproco delle galassie e il superamento delle difficoltà che a questa interpretazione sono state variamente sollevate, lasciano ben pochi dubbi ormai al riguardo. La valutazione problematica ma sempre più precisa, della costante di Hubble, la scoperta della radiazione fossile per merito di Wilson e Penzias hanno perfino permesso di calcolare con buona approssimazione il momento critico e decisivo in cui dal Big Bang ha avuto inizio questo nostro Universo.


umberto paoli

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