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In cammino con il Giubileo


INVERVISTA AL VESCOVO DI SALUZZO - Per cogliere il significato dell'essere 'chiesa locale'

Giovedì 22, Marzo 2012
in  Vita Ecclesiale



SALUZZO - Il 30 ottobre 2011 la Chiesa saluzzese ha celebrato i 500 anni della diocesi con la solenne funzione in Cattedrale. Momento centrale dell'anno giubilare che ha visto e vede tuttora vescovo, parrocchie, sacerdoti e fedeli impegnati in un cammino di fede e scoperta della propria vocazione.


Molti gli eventi che hanno caratterizzato la prima parte del Giubileo, come la rievocazione storica, un convegno storico e quello musicale, la mostra nell'ex episcopio che riaprirà i battenti il 9 aprile, giorno di pasquetta. Il vescovo ha poi iniziato la visita pastorale nelle varie parrocchie, cioè l'incontro con le comunità presenti sul territorio. Molti gli appuntamenti che caratterizzeranno la seconda parte dell'anno giubilare, primi fra tutti i due concerti sulla Passione in preparazione alla Pasqua.


Alla vigilia della seconda parte del programma, abbiamo chiesto a mons. Giuseppe Guerrini, vescovo della diocesi di Saluzzo dal 1° giugno 2003, di tracciare un primo bilancio.


Cosa possiamo dire del Giubileo a metà del suo cammino?


«C'è stata un'attenzione particolare all'evento che ha coinvolto tutta la diocesi e tutte le componenti della società; per noi è stato un invito a conoscere meglio la realtà della nostra diocesi. Ci siamo chiesti cosa vuole dire essere 'chiesa locale'. Questa domanda è diventata un richiamo a realizzare la nostra vocazione di chiesa. Dal punto di vista pastorale abbiamo preparato un programma triennale, incentrato su 'Chiesa: memoria e profezia' che porterà fino al 2014.


I vari eventi hanno richiamato l'attenzione su cosa è stato il nucleo storico da cui è nata la diocesi, ma vogliamo andare al di là di questo, per cogliere il significato che permane».


Dal punto di vista pastorale come proseguirà il Giubileo?


«Vorremmo in questi mesi di aprile e maggio che parrocchie e vicarie, insieme ai gruppi di catechesi, venissero in Cattedrale a Saluzzo in una specie di pellegrinaggio giubilare. Le prenotazioni sono aperte, alcune sono già state fissate. Ci sarà spazio per la riflessione e la preghiera, mentre per bambini e ragazzi ci saranno anche momenti di gioco».


È lecito chiedersi: le diocesi sono ancora delle istituzioni attuali?


«La diocesi è la Chiesa che vive in un determinato territorio. È quindi un punto di riferimento abituale e non solo sotto l'aspetto organizzativo. Il cammino pastorale diocesano è il tentativo di cercare insieme, in spirito di comunione e di corresponsabilità di tradurre il Vangelo di sempre nella situazione di un determinato tempo e luogo. Il vescovo è una figura significativa, un punto di riferimento, simbolo di unità. La visita pastorale si propone di rendere più esplicito questo riferimento».


Alla luce delle visite pastorali, come si presenta la realtà della diocesi di Saluzzo?


«Una realtà che cerca di essere fedele al patrimonio ricevuto, che prosegue un cammino iniziato da secoli. Da noi l'esperienza di fede è iniziata circa un millennio fa: sentiamo che questo cammino continua, nuove sfide nascono e ci attendono. In una società globalizzata e individualista dobbiamo domandarci cosa significa vivere il Vangelo, come trasmettere la fede, come i laici possono testimoniarla. Oggi si richiede una particolare attenzione ai giovani, che vivono un difficile momento di passaggio, sia sul piano sociale che personale, dove complessità e fragilità convivono. Siamo in atteggiamento di ascolto, ma dobbiamo anche confortare e incoraggiare».


Una società in cui convivono anche tante sofferenze?


«È vero, nel corso delle prime visite pastorali ho visitato molti malati sia in famiglia che nelle case di riposo. Ho visto tanta sofferenza, ma ho trovato meravigliosi esempi di dedizione e una chiesa locale attenta a questa realtà».


In quasi nove anni di apostolato nella diocesi di Saluzzo, quali esempi si sente di evidenziare?


«Oltre alla zelo che noto in molte parrocchie, mi pare che la Chiesa saluzzese sia arricchita dalla presenza di realtà come la Comunità Cenacolo, il monastero di Pra d'Mill e le Romite. Mi paiono punti di attrazione che vanno al di là della diocesi. In particolare Cenacolo e Pra d'Mill sono davvero una 'città sul monte'».


Il prossimo 27 maggio le quattro parrocchie di Saluzzo celebreranno insieme proprio alla Comunità Cenacolo il sacramento della Cresima per 150 ragazzi: con quale spirito?


«Cerchiamo segni in cui la Chiesa esca dai luoghi tradizionali. Abbiamo superato alcune resistenze, ma andare al 'Cenacolo' è un segno importante anche per il fatto di mettere insieme le quattro parrocchie della città. Già il recital di due anni fa davanti alla Cattedrale e il concerto del 'Gen Verde' l'anno scorso sotto l'ala di piazza Cavour hanno espresso questo desiderio di visibilità e coinvolgimento di tutti».


L'anno del Giubileo si concluderà con il pellegrinaggio a Roma?


«Sì, abbiamo iniziato il Giubileo con il pellegrinaggio in Terra Santa; lo chiuderemo con quello a Roma, sulle tombe degli Apostoli, segno dell'unità della Chiesa».


lorenzo francesconi

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