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Io non sono ció che pensi


Giovedì 21, Aprile 2016
in  Libera-Mente


Il pensiero è il prodotto dell'attività della coscienza e si potrebbe definire come uno dei traguardi più recenti nello sviluppo del sistema cerebrale umano in termini evoluzionistici.
Gli studi in ambito neuroscientifico sono sempre più concordi sul fatto che non esista un'area del cervello deputata alla produzione del pensiero localizzabile in un punto preciso. Pare, piuttosto, che il sistema di cognizioni in grado di renderci esseri pensanti e capaci di definirci in quanto tali sia il prodotto risultante dall'integrazione di molteplici zone della corteccia cerebrale interconnesse tra di loro. La neocorteccia, la porzione superficiale del cervello costituita da quelle pieghe (circonvoluzioni) che si vedono molto bene in qualunque immagine che lo raffiguri, rappresenta l'intricato sistema di connessioni di neuroni (le cellule del cervello stimate in una quantità approssimabile ai 100 miliardi) capaci di fare spiccare il volo alla nostra mente. Senza di lei non potremmo raccontarci l'amore, estasiarci di fronte alla bellezza del nostro bimbo o nipotino, rimpiangere la memoria di ció che siamo stati, o proiettarci in sogni futuri. È con lei che nasce il nostro bisogno di dare senso all'esistenza, di ricerca di infinito nello stupore di un tramonto sul mare, ma, soprattutto, quel mandato profondo nell'animo di ogni uomo che è la ricerca di qualcuno con cui dare un significato a tutto questo. Fantastico, direte voi. Non c'è nulla di più speciale della luce di un sole alla ricerca della sua luna per addormentarsi lentamente alle spalle del Monviso, da condividere con l'amore della nostra vita... E' vero; ma i nostri problemi possono cominciare, talvolta, proprio da qui...
Dicevamo prima che la neocorteccia, sede, tra altre facoltà, del pensiero, è un prodotto recente dell'evoluzione rispetto alle aree più profonde del cervello. Se dovessimo descriverne le caratteristiche mediante segnaletica stradale, il cartello sarebbe quello di 'Lavori in corso', dal momento che uno dei sinonimi di evoluzione è 'Cammino continuo'...
Il pensiero è la nostra libertà; emblema della nostra unicità, ma ci possono essere momenti in cui sembra cominci davvero a prendere il controllo su di noi. È come se quelle idee nate quasi per caso e compagne dei nostri giorni si trasformassero lentamente nella nostra prigione; nell'incubo peggiore. Da una prigione è difficile scappare e dietro le sbarre dell'impotenza è impossibile spiccare il volo.
In psicopatologia la presenza di pensieri continuativi, intrusivi e disturbanti nello svolgimento delle attività quotidiane e di relazione è definita ruminazione e puó prendere varie forme: dalla ruminazione caratterizzata da ideazione negativa sul Sé e sulla realtà in termini pessimistici (ruminazione depressiva), a quella di tipo ossessivo, accompagnata spesso da coazione (sentirmi in dovere di assecondare quei pensieri mediante azioni specifiche, chiamate compulsioni, volte a scaricare vissuti d'ansia e senso di colpa).
L'errore più grande in tutto questo è continuare a vivere nell'illusione di essere ció che pensiamo; di fare coincidere la nostra persona con quelle 17000 nuvole (i pensieri stimati in media nell'arco di una giornata) che ogni giorno transitano nel cielo della mente.
Non siamo i nostri pensieri e spesso, quando ci stanno travolgendo in una spirale senza fine, ci siamo già lasciati trasportare da loro verso quel temporale capace di cancellare le impronte del nostro presente. Ci stiamo dimenticando di vivere... Di respirare...
Senza rendercene conto, stiamo correndo il rischio di diventare spettatori della nostra esistenza.
Fabio Borghino

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