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Ipotesi sull'origine del Sistema solare


Giovedì 30, Gennaio 2014
in  Stella Stellina


Con Plutone ho terminato il mio lungo viaggio fra i pianeti del Sistema Solare, ma l'universo infinito si riserva ancora, oserei dire, miliardi di sorprese, come scoperte di nuovi pianeti, glassie, stelle, comete, ammassi stellari ecc. ecc...


Sulla base dei dati raccolti dalle sonde planetarie, e soprattutto sull'analisi delle meteoriti cadute a terra si elaborano teorie evolutive che rendano conto delle osservazioni attuali. Ma nessuna ipotesi finora avanzata da una risposta completamente soddisfacente, e i modelli teorici subiscono rivalutazioni e aggiornamenti continui.


Poiché tutti i pianeti orbitano attorno al Sole nello stesso verso e secondo orbite che stanno quasi sullo stesso piano, già gli astronomi Kant e Laplace pensarono che tutti i corpi del sistema Solare avessero avuto un'origine comune e provenissero dallo stesso turbine di gas e polveri da cui ha avuto origine anche il Sole. E ció che pensa anche la maggior parte degli astronomi di oggi, convinti da una considerevole quantità di prove e osservazioni.


Sappiamo che le stelle nascono in una regione in cui gas e polveri sono sufficientemente densi da innescare un movimento di concentrazione gravitazionale. Secondo alcune ipotesi l'esplosione di una supernova puó produrre queste concentrazioni: l'onda d'urto generata dall'esplosione innescherebbe i processi che, attraverso l'addensarsi della materia, portano alla formazione di una nebulosa solare che ruota intorno a un proprio asse, mentre collassa verso il centro.


Qui, quando la pressione e la temperatura superano il livello di soglia, si innescano le reazioni nucleari: nasce un protosole che a seconda della massa disponibile si evolve in modo diverso. Il resto della nebulosa si concentrerebbe, nello stesso tempo, sul piano equatoriale: è da questa materia che avrebbero avuto origine i pianeti e gli astri corpi del sistema solare.


Sebbene i modelli evolutivi del sistema solare vengono continuamente modificati conformemente ai nuovi dati raccolti, in linea di massima gli astronomi concordano su questo modello cosiddetto 'planetesimale': oltre al Sole, dove si sarebbe concentrata la maggior parte della massa nebulare, dalla condensazione del disco equatoriale si sarebbero formati oggetti relativamente piccoli chiamati planetesimi. A loro volta, per aggregazione successiva, essi avrebbero dato origine a pianeti e satelliti: per questo sarebbero state sufficienti poche migliaia di anni. Ció sarebbe avvenuto intorno a 4,6 milioni di anni fa: questa, infatti, è l'età stimata (tramite il decadimento radioattivo) delle meteoriti e dei campioni lunari più vecchi.


Secondo alcuni studiosi, gli asteroidi che esistono fra Marte e Giove sarebbero ció che resta dei planetesimi primordiali. La gran parte della massa della nebulosa originaria, tuttavia sarebbe andata persa: il vento solare avrebbe spazzato via gli elementi più leggeri, solo minimamente catturati dalla gravitazione dei pianeti esterni più massicci giù formati.


Le forti emissioni di vento solare avvenute in epoche remote giustificherebbero anche il fatto che sebbene contenga il 99 per cento della massa dell'intero sistema, il Sole conserva soltanto il 2% di momento angolare. In un certo senso il vento solare avrebbe trasportato fino ai confini del sistema solare la maggior parte della massa della nebulosa, e con essa il memento angolare. La realizzazione di nuovi strumenti sempre più sensibili continua ad aprire nuove frontiere, a espandere la sfera dell'universo noto e studiato dall'uomo, a suggerire nuove idee, nuove teorie e nuove interpretazioni della natura.


Così il sistema solare, che fino ai tempi di Galileo e Newton sembrava immenso anni comprensivo, nel giro di poco più di un secolo si è trasformato in piccolo gruppo di oggetti celesti, quasi banale: una stella media, come ce n'è a miliardi, qualche corpo freddo che le orbita intorno e, soprattutto tanto 'vuolto' che il vento solare riempie di particelle.


Fuori della sfera di influenza del Sole, sempre più lontani, si scoprono fenomeni e oggetti, in credibili: stelle immense di dimensioni al limite dell'immaginabile, ma anche stelle piccolissime, con una densità altissime, stelle doppie e triple che ruotano una intorno all'altra, nubi cosmiche di gas e polveri che si concentrano lentamente e che insieme alle stelle ruotano nello spazio ad altissima velocità, formando quell'enorme 'vortice' celeste chiamato via Lattea.


Ma la tecnologia progredisce, e nuovi strumenti espandono ulteriormente le distanze a cui si puó spingere lo sguardo, si scopre che la via Lattea non è un universo, ma solo una piccola parte di esso. Al di là dei suoi confini milioni di galassie si allontanano a velocità prossime a quelle della luce: sono oggetti smisurati, ciascuno formate da centinaia di miliardi di stelle, e la luce che osserviamo è quella che hanno emesso miliardi di anni fa.


Guardare questi oggetti vuol dire osservare il passato, e l'interpretazione matematica dei fatti assume sempre più l'aspetto di una speculazione filosofica.


Come si fa, allora, a dire qualcosa su altre stelle? Come si possono avere informazioni attendibili su quei puntini luminosi che anche il più forte telescopio continua a mostrarci puntiformi, tanto sono lontani? L'ingenio e la fantasia di alcuni scienziati hanno trovato come analizzare i sottili raggi di luce che arrivano fino a noi da noi da anni luce di distanza in modo da trarne mille informazioni.


1. continua

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