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La Gamma del Dragone


Giovedý 27, Giugno 2013
in  Stella Stellina


In piena estate, di prima notte, possiamo veder quasi a perpendicolo su di noi quattro stelle ai vertici di un trapezio con diagonali di circa 5° nel mitico cielo dell'Egitto faraonico queste stelle raffiguravano la testa dell'Ippopotamo, in quello dell'antichità classica la testa del Drago che con il suo tortuoso corpo avvolgeva a semicerchio il polo celeste e che raffigurava il nostro posto a guardia del giardino delle Esperidi. Per noi moderni le quattro stelle sono semplicemente la B, la Y, la V, e la Dragonis: la più splendente, quella che segna il vertice sud.est del trapezio, e la gamma, una stella rossastra di 2¬ magnitudine che porta anche il nome di Eltanin, derivato per contrazione dell'espressione araba 'al Ras al tannin' che vuol dire 'la testa del drago'.


Era identificata nell'antico Egitto con Iside e si ritiene che i passaggi centrali del tempio di Hator a Denderah e di Mut a Tebe fossero orientati appositamente in direzione della massima digressione orientale di questa stella attorno al 3500 avanti Cristo, in modo da poterla traguardare quando saliva nel cielo verticalmente; in secoli successivi, allorché per effetto della processione degli equinozi il salire nel cielo della stella non era più visibile con gli allineamenti dei vecchi templi sembra che altri templi siano stati costruiti con l'orientamento opportunamente mutato. Accettando quest'ipotesi si ha la possibilità di datare queste costruzioni con l'incertezza di poche centinaia di anni.


Ma più che degli antichi miti e degli antichi culti, voglio parlare di una storia moderna legata alla Gamma del Dragone, una storia non di immaginari eroi, ma di uomini operosi, di uomini infaticabili nell'indagare il come e il perché delle cose e che misurando e ragionando hanno costruito a poco a poco, tassello per tassello, l'attuale immenso quadro del cosmo.


Cominciamo peró intanto col presentare questa stella. Il suo splendore visuale apparente, misurato in magnitudini è 2,23; appena un po' più debole della Stella Polare, peró di color rossastro anziché bianco-giallastro come quella. Lo spettro risulta infatti come quello di una stella a temperatura fotosferica alquanto più bassa di quella del Sole 3700 C invece di 5800 C.


La parallasse, determinata per via trigonometrica è di 40 parsec di distanza pari a 130 anni luce, con un'incertezza del 20%. Nota la distanza si ricava subito che la Gamma Dragonis ha una luminosità 170 volte maggiore di quella del Sole, data l'incertezza nella distanza possiamo dire in cifra tonda che emette luce quanto 200 soli.


E quindi una gigante rossa, una stella cioè in fase avanzata della propria evoluzione. Si sa che la maggiore o minore esistenza dipende dalla massa, al crescere di questa cresce fortemente la rapidità di evoluzione. Siccome la Gamma Dragonis non è una stella doppia con orbita nota, non conosciamo la sua massa e perció non conosciamo la sua età cronologica, sappiamo soltanto che ha superato la fase di stabilità, quella del bruciamento dell'idrogeno, la fase che il nostro Sole sta attualmente vivendo.


Per il Sole questa fase dura qualcosa come 10 miliardi di anni; per la Gamma Dragonis, se ammettiamo che abbia una massa doppia di quella del Sole è durata soltanto un paio di miliardi di anni e in tal caso alcune centinaia di milioni di anni fa era una tranquilla stella bianco-giallastra una decina di volte più luminosa del Sole. Ma a quell'epoca, a parte il fatto che sarebbe apparsa in tutt'altra parte del cielo, ma non sarebbe stata visibile ad occhio nudo. Attualmente infatti, come rivela lo spostamento delle righe spettrali per effetto Doppler, ogni anno si avvicina di 900 milioni di chilometri e in un milione di anni di 100 anni luce; 100 milioni di anni fa si trovava quindi in tutt'altra parte della Galassia rispetto al Sole, del tutto indistinguibile fra i miliardi di stelle che un grande telescopio Scmidt puó oggi fotografare, anzi probabilmente nascosta anche alla vista del penetrante occhio di tale strumento dalle vaste nubi di pulviscolo dei bracci a spirale.


La specie umana si è evoluta nell'epoca in cui Gamma del Dragone ed il Sole stanno per incrociarsi nelle loro orbite galattiche. Fra un milione di anni le due stelle si passeranno alla minima distanza 20 anni luce; ed allora la rossa stella del Dragone apparirà splendente nel cielo quanto Sirio oggi. Poi, dopo un altro milione di anni, tornerà ad essere una stella di 2¬ magnitudine ed infine spariva alla vista per non riapparire mai più. Naturalmente, queste previsioni sullo splendore futuro prescindono dal cambiamento di luminosità che nell'arco di alcuni milioni di anni una gigante rosa come la Gamma Dragonis puó subire in conseguenza dei suoi processi evotivi.


Ed eccoci ora alla storia cui abbiamo prima accennato. E la storia di uno dei diversi casi di serendipità che hanno premiato i tentativi di superare quella barriera all'esplorazione dell'Universo siderale che era la misura delle distanze stellari e che generazioni di astronomi hanno testardamente reinterato nel corso di due secoli, prima di arrivare al successo.


Se la Terra orbita attorno al Sole, le stelle fisse dovrebbero spostarsi nel cielo alternativamente in un senso e nell'altro con lo stesso periodo della rivoluzione terrestre. Questa era un'obiezione che gli 'aristotelici' rivolgevano in epoca galileiana ai sostenitori della teoria eliocentrica, e già Galileo rispondeva che la constatata fissità delle stelle nel cielo non negava affatto il moto della Terra, ma provava soltanto che le distanze delle stelle sono enormi rispetto alla distanza del Sole; gli spostamenti apparenti, il cosiddetto effetto di parallasse, era troppo piccolo per essere misurato con gli strumenti di allora.


Infatti Tycho Brahe, che verso la fin del XVI secolo, con gli strumenti di sua progettazione ancora privi di ottiche, aveva largamente superato la precisione di tutti i precedenti osservatori, determinava le posizioni con l'incertezza di 0,5 d'arco. Fu questa grande precisione nelle posizioni di Marte da lui determinate che consente a Keplero la scoperta del moto ellittico dei pianeti, ma era ancora di gran lunga insufficiente per rilevare lo spostamento annuo delle stelle per effetto di parallasse. Sappiamo infatti che per la stella più vicina tale spostamento è appena di 0,75 secondi d'arco (come misurare con un cannocchiale le dimensioni di una moneta da 1 euro posta a 10 km. di distanza); occorreva superare la precisione di Tycho di almeno 50 volte.


Umberto Paoli

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