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La Resistenza in cucina


Giovedž 30, Aprile 2015
in  Leggere con gusto


Tempo di Resistenza, in ogni città e paese della provincia. E in ognuno un relatore prestigioso, da don Ciotti a Zagrebelsky, centinaia i presenti, vecchi e giovani.


A Cuneo al Toselli si sono celebrati i due 25 aprile, quello italiano e quello portoghese, cioè la rivoluzione dei garofani il 25 aprile del 1974. Tanti garofani rossi sono stati dati in omaggio ai presenti, alla presenza di due protagonisti di quella rivoluzione, il gen. Vasco LourenÁo  e il comandante Jo„o Falc„o De Campos. Bella festa, con i nostri partigiani e le canzoni   portoghesi e italiane. In musica riecheggiavano le parole come coraggio, libertà, speranza. Resistenza in ogni campo e sotto varie forme e il libro di Roberta Pieraccioli La Resistenza in cucina. Ricette del tempo di guerra per resistere in tempo di crisi ci ricorda che in tempo di guerra è la fame ad essere protagonista, periodo di rinunce e di mancanze. La raccolta parla della difficoltà di recuperare il cibo tra il 1939 e il 1945. I nostri nonni ci parlano, in tempo di guerra, di cibo agognato e di fame quotidiana. Tra gli oggetti del desiderio, sicuramente due alimenti non indispensabili ma importanti, per la normalità della vita: il cioccolato ed il caffè. Vietato il caffè espresso, per mancanza di materia prima, si ricorre ai surrogati: caffè fatto con la cicoria o con miscugli di grano ed orzo. Bisogna peró salvare l'apparenza, occultare e nascondere, al contempo propagandare l'importanza delle donne che in cucina sono le regine. Lo dicono i manifesti pubblicitari fascisti, lo ripetono gli articoli sulle varie riviste femminili: 'Bisogna che le donne con la loro intelligenza e il loro spirito d'inventiva e adattamento sappiano mantenere, assieme alla più rigida economia, quel tanto di signorilità e di larghezza che rende la vita casalinga piacevole ai famigliari e agli ospiti; perció la tavola dev'essere apparecchiata a dovere con le stesse raffinatezze usate negli anni precedenti'.


L'alimentazione degli italiani sotto il fascismo inizia ad essere scarsa già intorno alla fine del '35. I problemi alimentari cominciano dal pane, elemento base della dieta nazionale. Si registra un allarmante calo della produzione di frumento e nonostante la cosiddetta 'battaglia del grano' l'incremento della produttività agricola risulta insufficiente. Il pane è prodotto con una miscela di farina di lenticchie, d'orzo e di cicerchie, il pane bianco è privilegio di pochi, rispetto a quello nero. Così per limitare l'uso della pasta torna utile l'anatema di Marinetti contro la pastasciutta definita 'assurda religione gastronomica italiana', perché è un alimento che ingozza e porta a 'fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo'. Alla faccia della dieta mediterranea!

 

cetta berardo

 

 

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