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La complicità delle patate


Giovedì 27, Marzo 2014
in  Leggere con gusto


Una scena di patate, le banali e poco preziose patate, oggi. Ma a volte salvifiche. Herta Müller scrittrice tedesca di origine romena, che si rifiutó di collaborare con la Securitate di Ceausescu e fu per questo perseguitata, premio Nobel per la letteratura nel 2009, nel libro Lo sguardo estraneo, parla del potere delle patate sulla madre, che era stata a diciannove anni deportata in Ucraina ai lavori forzati, per cinque anni.


Le patate lei le ha maledette e le ha adorate; per via delle patate, che non bastavano mai, fu spinta alla fame cronica, e furono le patate, quando s'era ridotta pelle e ossa, a farla tornare liscia e pasciuta. Le patate erano il nutrimento fondamentale, quello su cui si fondava l'eventualità di morire di fame o di sopravvivere. Mia madre è sopravvissuta e ha instaurato un rapporto di eterna complicità con la patata, Nessun'altra persona, quando mangia patate, ha lo stesso sguardo che ha lei, questo modo di respirare del quale, per quanto a lungo si cerchi fra i termini del linguaggio, non esiste la definizione fra repulsione e golosità.


Ecco, il potere del cibo: aiuta a sopravvivere in situazioni estreme. Mio padre, prigioniero militare, per due anni in campo di concentramento, mi narrava le cene tra diseredati: bucce di patate soltanto, ma come erano ricercate, andavano a ruba, in una lotta all'ultimo sangue.


Il significato del cibo si arricchisce per ognuno di noi di ricordi, di ferite, di eventi traumatici, di momenti irripetibili. A livello di linguaggio idiomatico, la patata è messa male: Sei un sacco di patate, si dice con disinvoltura di persona non agile e sgraziata; un volto a patata non guadagna certo lo scatto di una prima pagina. Mentre ritrovarsi in mano una patata bollente è eredità pesante: ne sanno qualcosa quelli che ereditano ... certe situazioni. Ma c'è un escamotage: sostituire le patate al frumento, come vorrebbe fare Carducci, anche se non gli riesce: Il libretto mio non puó vendersi a un tanto il braccio: né io ho trovato modo di sostituire le patate al frumento, la macchina all'uomo.


Ma la patata fa dimenticare il bello e il brutto della sua immagine se presentata in versione... dolce: il budino di patate con canditi. Lessate e passate le patate nel tritaverdure, si unisce l'uvetta, la scorza di limone, il burro, il cedro a dadini, i tuorli con zucchero, gli albumi montati a parte con un pizzico di sale, un filo di latte e si mescola. Poi si versa il tutto in stampi di budino e si inforna. A cottura ultimata, lo si presenta in tavola e se c'è la panna montata, non guasta. E non è niente male.

 

cetta berardo

 

 

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