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La felicità è ancora possibile


Giovedì 5, Giugno 2014
in  Leggere con gusto


'Mio nonno, che era uno spagnolo andaluso, aveva un ristorante a Santiago del Cile, che mio padre avrebbe poi ereditato. Si chiamava «Don Lucho», il soprannome che in Cile si dà a chi si chiama «Luis», che era anche il nome di mio padre. Lo slogan del locale era: «Ristorante Don Lucho, dove si mangia meglio che a casa»'. Così Louis Sepluveda ricorda la sua infanzia, legata alla figura del nonno e al luogo, il ristorante, con i suoi aromi, humus della sua vita futura. Lo dice nel libro scritto a quattro mani con Carlin Petrini dal titolo Un'idea di felicità. La felicità che si trova a tavola, attorno al cibo, se visto con occhi diversi.


Nel cibo sono racchiuse tante storie: quelle dei contadini, ci dice Sepulveda, 'o quella degli apicoltori che portavano il miele dal profondo Sud del Cile: tra loro c'era una famiglia mapuche, i cui fiaschi di miele avevano tutto il profumo del bosco, tutto il profumo di una parte del continente americano lontana, anche per i cileni. Gli indios aprivano questi fiaschetti di miele e ti circondava un profumo che era quello dell'avventura, di una regione di pionieri, ti chiamava il desiderio di andare a vivere in quella parte del mondo. Per tutti questi motivi il mio rapporto col cibo è stato sempre un rapporto pieno di vita, che mi ha donato continuamente e ancora mi dona emozioni nuove'.


Qual è, in fondo, il momento più alto del consesso umano? si chiede Sepulveda: 'Il momento più importante per l'umanità si ripete ogni giorno, moltiplicandosi, in maniera anonima. Ed è quando alla fine della giornata la famiglia, grande o piccola, si siede a tavola per godere di un'esperienza semplice della vita come mangiare qualcosa che è stato fatto con amore, qualcosa che ha una storia alle spalle. Anzi, più di una. Ogni pasto, per quanto semplice, contiene una molteplicità di storie. C'è la storia del contadino che ha piantato e coltivato la patata e magari la storia del viaggio della patata da un paese all'altro. Quella del vignaiolo che ha coltivato la vite e prodotto il vino, e magari quella del viaggio del vino da un continente all'altro. È il momento del giorno che preferisco, il pasto serale. Qui il gruppo minimo che è la base primordiale di ció che si chiama umanità si siede a tavola e partecipa alla piccola, enorme narrazione che è il meraviglioso racconto della giornata trascorsa'.


La felicità è ancora dunque possibile per i due autori A patto che la si sappia cogliere, rubando ai nostri giorni frenetici lo spazio per far germogliare un seme, per scambiarci un aneddoto spezzando il pane, o per fare la nostra parte nella battaglia per un mondo più sostenibile e generoso.

 

cetta berardo

 

 

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