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La fine di una cometa


Giovedý 6, Giugno 2013
in  Stella Stellina


Una cosa è un asteroide, altro è una cometa. Dovessimo darne una definizione, forse un po' cruda ma intuitiva, diremmo che l'uno è qualcosa come una roccia vagante nello spazio e l'altra un ammasso di ghiacci, misti a polveri, pronti a sciogliersi al tepore dei raggi solari quando il suo girovagare cosmico la porta nei pressi della nostra stella. Dal materiale evaporato si sprigiona la coda, più o meno estesa e luminosa che la contraddistingue dagli altri corpi minori del sistema planetario.


Recentemente, peró, gli astronomi sembrano propensi a gettare un ponte tra le due classi, a seguito dell'osservazione di alcuni oggetti che sembrerebbero, collocarsi in una posizione intermedia addirittura, c'è chi sostiene il legame sia assai stretto di tipo evolutivo, tale per cui certi asteroidi sono ex comete che avendo esaurito la riserva di materia volatile non possono più dispiegare la coda e neppure avvolgersi in tenui chiome.


L'idea è venuta nel 1983 quando il satellite infrarosso Iras ha scoperto una asteroide di circa 3 km di diametro dall'orbita fortemente ellittica, che lo porta, quando è all'afelio, quasi alla distanza della fascia principale degli asteroidi, tra Marte e Giove, e al perielio più vicino al sole di Mercurio. 1983 T.B. 'come è stato battezzato' è uno degli ottanta e più corpi asteroidali che attraversano le orbite dei pianeti, più interni. Esso transita così vicino all'orbita terrestre che fra tre secoli, a meno di non improbabili perturbazioni gravitazionali da parte di qualche pianeta, dovrebbe apparire visibile ad occhio nudo ai nostri pronipoti.


Ma la caratteristica più rimarchevole è che la sua orbita coincide quasi esattamente con quella della sciame meteorico delle Geminidi, che produce una copiosa pioggia di 'stelle cadenti' ogni anno interno, alla metà di dicembre: ora è ben noto che a disseminare lo spazio di polveri e particelle, in fasci che ricalcano le proprie orbite, sono le comete e non gli asteroidi.


E allora: dove finita la cometa progenitrice delle Geminidi? E che ci fa l'asteroide 1983 T.B. in un posto che 'secondo le teorie correnti assolutamente non gli compete?


Una possibile risposta e che 1983 T.B. sia una cometa estinta. A causarne la cessazione di attività potrebbe essere la sublimazione dei ghiacci che ad ogni passaggio al perielio riguarda grosso modo un metro dello strato superficiale del nucleo. Le sostanze volatili sfuggono nella coda; ma supponiamo che le particelle solide restino vincolate al nucleo per gravità e vi si depositano sopra.


Potrebbe darsi che il consolidamento di questa buccia non volatile a lungo andare impedisca l'ulteriore evaporazione dei ghiacci imprigionati in profondità. Ed ecco la trasformazione in un oggetto di tipo asteroidale.


Ci sono altri casi ibridi impostisi all'attenzione degli astronomi in questi ultimi anni. L'asteroide 944, Hidalgo, ad esempio, ha una orbita decisamente cometaria e strane variazioni di colore che generalmente si attribuiscono ad una rotazione su se stesso. E allora non potrebbe darsi che le variazioni di colore di Hidalgo fossero dovute ad un residuo quasi inapprezzabile di attività cometaria, circoscritta ad una piccola areola superficiale?


Oppure ancora esistono comete, una di queste è Nenimin1 che appena scoperte mostrano una debole chioma ed ora dividono gli astronomi fra chi afferma di intravedere qualcosa e chi le trova indistinguibile da un asteroide.


Ma forse il caso più curioso e quello di 2201Olyato, un asteroide dall'orbita fortemente ellittica che ricalca quasi esattamente quella di uno sciame meteoritico. La sua risfettività nell'infrarosso lo fa un caso unico tra tutti gli asteroidi che incrociano l'orbita dei pianeti interni e, tra l'altro rende arduo il comprendere di che materiale sia fatto. La riflettività radar e altrettanto peculiare ed è piuttosto simile a quella osservata sulla cometa Iras-Araki-Alcock.


Al telescopio non mostra alcun segno di attività cometaria, ma Jack Drummond dell'Università dell'Arizona, ha prodotto le prove indirette dell'esistenza di una tenue coda che si allunga per milioni di chilometri.


L'indizio viene da misure del campo magnetico interplanetario prese nel 1980 e nel 1983 da una sonda Pioneer in orbita intorno a Venere: sono sette strani disturbi magnetici, come potrebbero generarsi nell'interazione tra i campi magnetici trasportati dal vento solare e il plasma di una coda cometaria, che vennero registrati in coincidenza con il passaggio di Olyato attraverso l'orbita venusiana. Secondo Drummond questa prova basterebbe a dimostrare che l'asteroide si lascia alle spalle una coda di gas ionizzato anche se mai nessuno l'ha potuta vedere al telescopio.


Un'altra prova indiretta viene da un annoso rebus meccanico-statistico che non si sa risolvere.


La popolazione di asteroidi con orbita eccentrica, che si avvicinano al Sole come o più dei pianeti terrestri, è piuttosto numerosa. Se tutti fossero oggetti primordiali, come lo sono gli asteroidi della fascia principale, non si spiegherebbe perché siano sopravvissuti in così gran numero alle collisioni con i pianeti; si deve allora postulare un meccanismo che sappia rimpiazzare gli asteroidi caduti con altri presi dall'immenso serbatoio della fascia principale. I meccanici celesti pensano che le perturbazioni gravitazionali di Giove possono servire, allo scopo, ma quando fanno i conti il meccanismo si rivela poco efficiente.


In assenza di altri processi di immissione il problema pare insolubile, se peró questi oggetti fossero il nucleo residuo di comete estinte agli astronomi si offrirebbero un nuovo possibile meccanismo di iniezione e un nuovo capiente serbatoio (la Nube di Oort) per tentare una giustificazione. In questa ipotesi, Giove perturberebbe i parametri di una cometa che si muove su un'orbita parabolica, stabilizzandola su orbite ellittiche di corto periodo, i ripetuti passaggi spoglierebbero il nucleo degli elementi volatili riducendone progressivamente il livello di attività cometaria.


Bisogna dire, a questo proposito, che recentissime osservazioni di 1983 T.B. hanno potuto escludere qualsiasi accenno di attività cometaria. Oltretutto sembra che l'oggetto ruoti su se stesso piuttosto velocemente e le conseguenti forze centrifughe dovrebbero bastare a sgretolarlo se fosse costruito di ghiacci e di polveri minute.

 

Umberto Paoli

 

 

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