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La danza della distanza e della vicinanza


Giovedì 7, Marzo 2013
in  Libera-Mente



Siamo vita nel momento stesso in cui un incontro d'amore si trasforma nella complice condivisione di un altro da noi. Nel ventre delle nostre mamme impariamo presto quanto le note dell'esistenza risuonino della poesia di legami umani. Venire al mondo, in fondo, è anche separarci da quell'unità indissolubile che per nove mesi ha plasmato la nostra essenza. Venire al mondo, in fondo, vorrà anche dire imparare a camminare con le nostre gambe alla ricerca di quell'unità indissolubile perduta, fino ad accorgerci, un giorno, chissà quando, chissà dove, di non farcela con quelle gambe, ma di avere bisogno di ali.


E nel tragitto che percorriamo con le nostre gambe? Beh, è proprio lì che si gioca la partita. Nella danza della distanza e della vicinanza interpersonale.


Ogni persona è unica nella regolazione delle relazioni. Per alcuni sembra quasi spontaneo entrare in sintonia, e non solo con visi amici. Spesso, sono storie di vita in cui nell'ingaggio all'interazione sociale con mamma e papà, coi nonni, coi fratelli, ecc... Si entrava in scena con un sorriso capace di dipingerne un altro sul volto di qualcuno e il nervo vago ventrale completava la meraviglia della sintonizzazione non verbale, nell'apoteosi del riconoscimento reciproco.


Per altre persone come Giulia, un rapporto che funziona è quello in cui l'esclusività reciproca sancisce il valore del legame. 'Quando mi lego a una persona non ho più bisogno di nulla. Il mondo non mi interessa più. L'altro diventa davvero il mio punto di riferimento e soffro quando non mi sento corrisposta in questo. Quando mi accorgo di non essere tutto per quella persona'.


Ci sarebbe tanto da dire sulla storia di Giulia, ma soprattutto sul rapporto tutto speciale che ha sempre vissuto con il suo papà. Che paura quella volta che l'ha persa di vista per casa quando gattonava per conto suo. Non si è mai allontanata dal suo sguardo protettivo. Panico. Fortunatamente era finita nell'armadio aperto. Che sofferenza per papà Giorgio doversi separare da quell'abbraccio il primo giorno di scuola e guardarla varcare la soglia della classe. Quale miscela di gioia e tristezza disciolte in una piccola lacrima nell'ammirare la sua Giulia diventare donna e dottoressa il giorno della laurea. E un po' di gelosia condita di senso di protezione quando il suo Luca l'ha portata per la prima volta al cinema...


La giusta distanza dalle persone che ama, forse, sarà una delle cose che la vita dovrà insegnare a Giulia, perchè avvolgere qualcuno di speciale in un abbraccio esclusivo, a volte, toglie il fiato, e il respiro è ció che ci mantiene in vita. Ascolta il poeta Giulia...


'E state insieme, ma non troppo vicini, poichè le colonne del tempio sono distanziate e la quercia e il cipresso non crescono l'uno all'ombra dell'altro'. Gibran Kahlil Gibran.


Fabio Borghino

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