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La profonda essenza di ció che siamo


Giovedì 18, Ottobre 2012
in  Libera-Mente



C'è stato un tempo in cui una carezza valeva molto più di mille parole. Nello spazio lasciato vuoto dalla distanza abbiamo imparato a dispiegare le nostre piccole mani verso un abbraccio. Quel sorriso così speciale era più importante del latte, perché tutte le volte che scompariva dall'orizzonte era come se una parte di noi se ne andasse con lui. Ma eccolo ritornare...Oggi persino un bel bacio! Non era importante se i nomi di quegli sguardi pieni di noi fossero: 'Mamma', o 'Papà', 'Nonno', 'Zio', ecc... Il fatto che ci fossero ci faceva stare bene.


I nostri incontri, quelli che ci hanno reso ció che siamo, hanno visto nel corpo il teatro e lo strumento cardine di interazione con il mondo. Quei momenti coincidenti con il primo anno di vita non sono accessibili nella forma del ricordo consapevole, ma vivi in noi attraverso una memoria tacita: quella del corpo. Crescendo, ad un certo punto, la parola ha fatto capolino nelle nostre relazioni, prendendo il dominio del nostro essere e pretendendo in maniera quasi autoritaria di gestire tutte le cose da sé. In fondo era davvero portentosa. Il biberon sulla finestra che fino a ieri, per avere, dovevamo indicare nella speranza che qualcuno ci capisse, oggi si poteva chiamare per nome. 'Fantastico! Mi capiscono tutti e subito. Bene. Quando ho fame quello si chiama pappa. Parlo e tutti corrono...'. Così, pian piano, chi più chi meno, ci siamo quasi dimenticati di avere un corpo, ma soprattutto di saperlo ascoltare.


Oggi è arrivato il momento di essere grandi; eppure spesso ci raccontiamo di stare bene, quando dentro di noi il corpo ci sta dicendo tutt'altro. E lo facciamo così sovente da finire per ingannarci da soli, inseguendo quelle parole che non parlano di noi, perché non ci conoscono. La nostra andatura rallenta, la schiena sembra quasi inarcata; come se portasse un peso, le spalle ricurve, il volto spento... Siamo tristi. Il corpo ci parla, ma negarlo a noi stessi fuggendo altrove sembra più facile.


A volte vederlo in azione nelle altre persone è più immediato, ma spesso preferiamo non farci caso. E se ci rivelasse cose spiacevoli? In fondo non sbaglia, e questo lo sappiamo bene, perché tutte le emozioni che viviamo sono il pane di cui si nutre.


C'è un tempo, ed è questo, in cui dare voce senza parole al nostro corpo, anche se difficile, potrebbe finalmente svelare al mondo e a noi stessi la vera essenza di ció che siamo e che siamo stati nel tempo oltre il ricordo


Fabio Borghino

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