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La scala per la gioia eterna


Mercoledì 31, Ottobre 2012
in  Arte & Fede



'La porta della fede (At.14,27) ...è sempre aperta per noi quando il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta ...in un cammino che, iniziando col Battesimo dura tutta la vita... e che si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna...' (La porta della fede n.1) Questa introduzione con cui Benedetto XVI inizia la sua lettera per l'anno della fede, ci rimanda alle celebrazioni d'inizio novembre: i santi e i defunti, feste purtroppo oggi inquinate dal revival della magia paganeggiante e della stregoneria New Age, proveniente dalla desacralizzazione materialista americana, che ha trasformato da alcuni anni, quella d'Ognissanti nella festa semicarnevalesca di Halloween, legata impropriamente alle streghe, all'occultismo, al satanismo


La celebrazione dei Santi ha origine nel IV secolo, quando ad Antiochia si onorava la festa di tutti i martiri, un culto già vivo fin dal II secolo. Introdotta a Roma nel sec. VI, la festa venne fissata nell'835 da Gregorio IV al I novembre. La data della commemorazione di tutti i Defunti risale al 998 per l'iniziativa dell'Abate di Cluny S.Odilone e ufficialmente sancita nel 1311. Queste ricorrenze ripropongono a tutti, anche a coloro che si preferiscono agnostici o magari atei, degli interrogativi, simili a quello dell'Innominato di Manzoni: 'E se quell'aItra vita di cui mi hanno parlato da ragazzo...e se ci fosse quest'altra vita?...' La riflessione sul decadere inarrestabile della nostra corporeità, l'assurdità di un amore che finisce con la morte dell'amato, il ricordo dolce e sofferto di quei cari che ci hanno preceduti, rende inevitabile la riflessione sul senso della vita e sul destino dell'uomo dopo la morte. Un pensiero forse scomodo per alcuni, da rimuovere appena tornati dal cimitero, che invece per molti è la considerazione più sensata: la morte è l'unica certezza per l'uomo, una realtà, che si oppone al profondo bisogno di vita e di gioia insito in ciascuno di noi, un bisogno fondamentale, che chiede soddisfazione e risposta. L'uomo ha infatti capacità, facoltà, aspirazioni che non appartengono 'all'immanenza della vita terrena, con le sue ingiustizie e sconfitte, bensi ad un futuro, aperto ad una vita pienamente compiuta e restaurata in Dio...in Gesù risorto (G.Ferretti 2011 p 195)


'Una scintilla divina dimora in voi' dice S.Paolo, questa scintilla, perché divina, è immortale.


La dimensione escatologica, (la fine della vita terrena verso l'eternità) è stato un tema molto interpretato nell'arte. Il passaggio all'altra vita, fondamento della fede cristiana, di cui non si conosce nulla, se non ció che ha detto Gesù: 'I giusti andranno alla vita eterna' (Mt,25,46) e la sua promessa al Buon ladrone: 'Oggi sarai con me in Paradiso' (Lc.2h3-43), è stata raffigurata con le immagini simboliche che Lui stesso ha usato: cielo, vita, luce, banchetto di nozze, casa del Padre, Gerusalemme celeste, Paradiso.


La speranza della salvezza percorre come un canto di gioia, tutta l'arte delle catacombe che, nei dipinti, rappresenta i defunti in un Paradiso che è un giardino fatto di alberi con fiori e frutti, tra cui volano gli uccelli (S.Callisto). E' l'immagine simbolica più rispondente: giardino è infatti il significato della parola di origine persiana À±Á¬'µ¹Ã¿Â (paradeisos), usata da Gesù stesso, la ritroviamo anche nei secoli successivi, nell'oro dei mosaici.


Alla fine del primo millennio sotto la spinta di tragici eventi distruttivi emerge la meditazione dell'Apocalisse di Giovanni che, nel suo linguaggio simbolico e immaginoso, ha il profondo intento di confortare quei cristiani che alla fine del I secolo soffrivano la persecuzione di Nerone. Nei secoli successivi con il life-motive 'mille non più mille' ispirato ad Ap.20,3-7 il libro fu interpretato come profezia sulla fine del mondo,


La raffigurazione del Cristo Signore e Pantocratore delle absidi divenne il Cristo Giudice, protagonista dei grandi affreschi sui Novissimi e sul Giudizio Universale ispirati in parte all'Apocalisse, in parte alla predicazione degli ordini mendicanti che avevano forte impatto emozionale. Numerosi gli esempi come quelli dei nostri artisti: i Biazaci in Liguria, Canavesio a La Brigue e altri, ancora. In Val Varaita ad Acceglio nella chiesa di S.Antonio i lavori condotti da B.Ciliento nel 2003, hanno portato al ritrovamento di un ampio affresco raffigurante i Novissimi e il Giudizio Universale, forse ridipinto a calce sin dal Seicento. L'affresco di Chianale di un autore ignoto, reca una data 1430, ma lo stile pittorico che rivela influssi francesizzanti, rimanda ad una fase più arcaica, alla seconda metà del '300 (B.Ciliento 2005 p177). L'affresco, tradizionale nella cultura artistica, è tuttavia ispirato a conoscenze tematiche colte superiori a quelle comuni e rivela, nelle abrasioni e nel degrado, la drammatica vicenda della conflittualità religiosa del '500, quando i dipinti - prezioso strumento didattico cattolico, per il popolo- erano dei coflitti, le prime vittime, specialmente i volti.


Il ciclo conserva tuttavia una grande forza espressiva nei particolari delle figure e degli abiti, nella 'purezza degli incarnati dei personaggi che hanno tutte le sfumature del colore, nonostante le molte traversie passate nei secoli dalla chiesa e dal ciclo, a causa della sua iconografia '(F.Quasimodo, 2008)


Rara testimonianza trecentesca di questo tema, l'affresco presenta Michele pesatore delle anime (secondo un'iconografia che non deriva dalla Bibbia ma dall'Oriente), davanti alla città Celeste con muri merlati e torri in prospettiva frontale (secondo i canoni delle icone orientali). Al centro della città il Cristo Giudice circondato da serafini, accanto, Maria e S.Giovanni, consueti intercessori delle anime presso Cristo. In basso i corpi degli eletti escono dai sepolcri, intorno le anime salve e il Purgatorio immaginato come una grande conca dove le anime cercano il soccorso della liberazione. A destra lo spazio occupato dai dannati e il drago dell'Apocalisse che serra tra le spire dei libri, forse dei peccati dei salvati o forse le Bibbie ereticali valdesi (B.Ciliento 2005 p 173); mentre in primo piano ben in evidenza, la scala, intenzionalmente abrasa, con i dieci comandamenti scritti sui gradini percorsi dalle anime, che accedono alla porta del Cielo accolti da S.Pietro.


Ricca di significato quest'opera emerge come immagine significativa per l'anno della fede: in cui il cristiano è invitato a tornare ai fondamenti, i comandamenti, base prioritaria di quel vivere cristiano e umano che puó accomunare e dare speranza a tutta l'umanità.


Mirella Lovisolo



Bibliografia


B.Ciliento 'Un 'Giudizio Universale' quattrocentesco della Chiesa di S.Antonio Abate a Chianale- in R.Comba,G.Cocoluto Etnostorie Piemonte ValleD'Aosta 2005



F.Quasimodo Sviluppi del Gotico nel Saluzzese in R. Allemano, S.Damiano,G. Galante-Garrone (a cura di) 'Arte nel territorio della Diocesi di Saluzzo' , Savigliano 2008

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