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L'arte di prendersi cura


Giovedì 24, Dicembre 2015
in  Libera-Mente


'E' finita, non mi ama più dopo nove anni di convivenza, nel momento in cui eravamo in procinto di sposarci. Me l'ha detto come nulla fosse; con noncuranza; nella penombra della stanza che avevamo arredato insieme. Era lì, di fianco a me, gelido e impassibile. Quel tono di voce monocorde l'ho sentito raramente. È il suono delle decisioni senza ritorno. Un brivido nel sangue ha congelato in me qualunque tentativo di protesta, o ricerca di spiegazione. Si è girato sul fianco che dà sulla parete. Io ho continuato a fissare il soffitto per tutta la notte. Non una parola. Da allora è come se la mia esistenza, i progetti e ogni cosa in me ed attorno a me non abbiano più senso. Il tempo si è fermato. Fisso il viale sotto casa che me l'ha portato via nella speranza di rivedere la sua auto, in compagnia di lacrime che cadono al ritmo delle lancette dell'orologio. È finita'


'Coraggio, sono tua amica da molto prima che tu e Mario vi conosceste. Se ti devo dire la verità non mi è mai piaciuto. A volte sembrava non gli importasse davvero di te. Hai solo bisogno di riprenderti. Il mondo è pieno di persone dal cuore spezzato in cerca dell'anima gemella. Forse lui non era l'uomo adatto a te. Certo, dopo nove anni è dura accettarlo'.


Vi chiedo uno sforzo: provate ad immedesimarvi per qualche istante nel vissuto di chi sta soffrendo il dolore lancinante della perdita... Il fallimento di un progetto condiviso, di un'appartenenza profonda, di un futuro di sogni e speranze sempre più realistiche col passare degli anni... Immaginate cosa possa significare raccontarsi per anni come 'Compagna di' e realizzare (cosa che non coincide sempre e necessariamente con lo scoprire) di non essere più tutto questo...


Le relazioni affettive significative plasmano il nostro cervello attraverso la complessità di memorie corporee profonde: 'L'abbraccio che siamo stati...',


memorie emotive: 'Le tristezze che ha consolato, le paure da cui mi ha protetta, le rabbie che qualche volta ha saputo accogliere senza contrattaccare, le gioie dei nostri tramonti sul mare...',


memorie episodiche: 'La volta che ha cosparso di petali di rosa la scalinata di casa per il nostro anniversario...',


memorie semantiche: 'L'amore per l'arte che ha saputo trasmettermi...'.


Perdere tutto questo significa sostare nello spegnimento graduale di una parte di Sé (in termini neurobiologici). Un lutto, per certi versi, più complesso da sistemare di un decesso vero e proprio, in quanto richiedente un cambiamento dell'immagine di Sé mentre chi non c'è più è ancora al mondo, forse tra le braccia di qualcun altro...


Ritorniamo adesso alle parole di vicinanza dell'amica che sta cercando di consolare Lorenza. Che effetto vi farebbe, nell'imminenza di una rottura affettiva così importante, sentirvi dire che chi amavate e non c'è più dopo 9 anni non le è mai piaciuto, che avete solo bisogno di riprendervi, che non era la persona adatta a voi e che il mondo è pieno di viandanti in cerca dell'anima gemella?


Ogni tentativo di accostarci al dolore di un essere umano è lodevole, ma il 'Prendersi cura di' è un'arte. Essa presenta alcuni passi fondamentali da seguire in risposta agli effetti della sofferenza sulla mente e sul corpo e alla struttura del cervello e, al contempo, richiede la capacità di adattarci all'unicità di chi abbiamo davanti.


Notate come nelle memorie di Lorenza vi siano soltanto ricordi positivi? La sua mente e il suo corpo, in questa fase iniziale, hanno ancora bisogno di idealizzare l'amato per rimanere in piedi. Arriverà la fase dell'impotenza e della perdita delle speranze di fronte alla realizzazione di un non ritorno. Forse non si farà nemmeno attendere troppo. Che fare nel frattempo? In questi momenti sono spesso controproducenti, da parte di chi accudisce, giudizi o ricerca di soluzioni. Il sistema nervoso è ipo-attivato in termini vago-dorsali, spento ed incapace di integrare informazioni. Qualunque cosa si dica non viene recepito. Possiamo validare la sofferenza e sostare nel dolore. Questo è sufficiente (non così scontato e semplice). Si chiama ricalco della sofferenza. Il riconoscimento di un'umana disperazione...


C'è un tempo per tutto... Arriveranno anche per Lorenza le stagioni della de-idealizzazione di Mario, ma avrà bisogno dell'attivazione dei centri nervosi superiori. Forse, un giorno, qualche difetto comincerà a fare capolino nella trame di dolci ricordi di un passato andato perduto. Sarà il tempo in cui la vicinanza potrà assumere la forma della guida. Sarà pronta ad ascoltarci, a riscoprire l'unicità di parti di Sé che aveva dimenticato di possedere: 'Sai che la fine con Mario mi ha aiutato anche a capire che in fondo non ero così libera di essere me stessa con lui? Ho ripreso a viaggiare. Sto vivendo esperienze nuove. Non credevo di esserne ancora capace. Di volerlo'... Sarà il tempo dei: 'Grazie, mi sei stata vicina accogliendo il mio dolore senza invadere'... Il riconoscimento di una presenza piena di senso...

 

Fabio Borghino

 

 

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