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Le frittelle di Circe


Giovedì 10, Luglio 2014
in  Leggere con gusto


Non si puó certo dire che quest'anno viviamo un'estate da fiaba! Tra freddo, piogge e bufere di vento, cielo plumbeo, è lontano il ricordo del caldo africano e delle tintarelle prese nel giardino di casa. Ma a rallegrarmi e farmi sognare in questi giorni è un libro che è un tuffo nel passato remoto. S'intitola La cucina degli dei. Miti e ricette dall'antica Grecia alla Roma imperiale. Ricca la documentazione: da Omero ad Apicio l'arte del portare in tavola e una carrellata di ricette. Il tutto sotto l'egida degli dei. Apicio, il famoso autore che ha percorso i secoli con il suo ricettario De re coquinaria ci suggerisce di superare la monotonia quotidiana con banchetti a base di lumache, pavoni e cicogne, innaffiati da vino diluito con acqua e miele. Ci inonda con le turtae, gli odierni tortellini, il laganum, le nostrane lasagne la cui preparazione è la seguente: 'Prendi della semola di grano e impastala con acqua sul fuoco finché avrà raggiunto una notevole compattezza; poi stendila su un tagliere, falla raffreddare e tagliala a forma di lasagne, o a pezzetti per friggerla infine in olio di buona qualità; aspergi il tutto di miele e condisci con pepe; se impasterai la farina col latte farai certamente meglio'. E' pensabile un desco così preparato? Con la fantasia certamente, come pure pensare a luoghi esotici, a prezzo zero, luoghi dove la terra non è avara ma generosissima, dove nascono spontaneamente 'corbezzoli, fragole di monte, corniole, more nascoste tra le spine dei rovi, canta Ovidio nelle Metamorfosi. Ma nel libro curato da Anna Ferrari c'è di più: non solo materiale per l'immaginario, anche quello per il palato odierno. Vengono suggerite le frittelle di Circe. Dire Circe è evocare un mondo di piacere e di allettamenti sensoriali. La maga, bellissima, che si offre a Ulisse è il simbolo della trasgressione e della perfidia. Sue le metamorfosi di uomini in porci. Immaginare tale donna alle prese con i fornelli risulta difficile, ma l'impresa è fattibile. Le sue frittelle ai profumi rievocano maghe, erbe e segrete virtù. Regalano dolcezza e desiderio, sono belle e buone. Provare a realizzarle non costa nulla: basta tritare la salvia e preparare un impasto con farina, un uovo, sale, due cucchiai di olio e di marsala secco; poi stendere l'impasto sul mattarello e ricavare dal foglio sottile dei rombi da friggere nell'olio bollente. Sembrano nuvole, sono leggere, accattivanti, seducono. Nella mente scorre l'immagine di una dea-strega, dai poteri occulti: il commensale gode, senza pensare. Ecco, un motivo in più per provare il piatto di Circe: sognare a tavola, e dimenticare il grigiore dell'oggi.

cetta berardo

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