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Le ricette delle donne tristi in cucina


Giovedì 12, Giugno 2014
in  Leggere con gusto


Pochi lo conoscono, pochissimi l'hanno letto, più conosciuta è la località da cui proviene, Medellín in Colombia. Lui è Héctor Abad Faciolince, colombiano con laurea in Italia e autore di racconti. Ma il titolo del suo ultimo lavoro promette bene, apre uno squarcio sulla condizione odierna di disagio e sofferena. esistenziali, Trattato di culinaria per donne tristi. Si rivolge alle donne, perché coglie nella dimensione femminile un universo che a pieno titolo è protagonista nel mondo culinario.


In cucina si consumano tempi di vita, si dipanano storie, si affermano identità: si pensa, si piange, si sogna, si ride. A tavola si depositano emozioni e il cibo veicola emozioni.


Il trattatello di Faciolince utilizza il veicolo della ricetta (qualcuna anche succulenta e realizzabile) 'come metafora dal sapore antico per disquisire in modo disinvolto e giocoso di piccoli e grandi assilli della sfera emotiva quotidiana ed esistenziale, come pare d'uso nel mondo narrativo ispanico da qualche anno a questa parte, se si pensa alla Esquivel, a Montalbán e, recentissimamente, alla Allende', annota nella sua recensione Vittoria Martinetto. A tutti gli effetti si tratta di un ricettario, anche se insolito nel taglio umoristico e autorironico e nel contenuto, una sorta di non sense culinario,


Contiene istruzioni per piatti dolci e salati, minestre e pastasciutte, carni e pesci, salse, sughi e bevande, elargisce consigli e consolazioni per un campionario variegato di eventi e di situazioni tra i quali ci si puó muovere spilluzzicando: invecchiamento, nervosismo, insonnia, vedovanza, verginità, nubilato, seduzione, tradimento, godimento, gravidanza, maschilismo, mestruazioni. L'autore confessa che la sua aspirazione è di voler inventare 'astratte ricette' per 'profumare la fantasia'; in linea con la sua filosofia, apre il ricettario consigliando un digiuno preventivo come antidoto salutare nei confronti di qualsivoglia infelicità, prima di misurarsi con ció che egli stesso definisce con finta modestia un 'tentativo fallace di stregoneria', giacché ogni scongiuro, se vale, 'non è altro che il suono', in quanto qui l'unico aroma che puó essere di giovamento è forse solo 'l'aria che esalano le parole'.


Per convivere con la tristezza propone il cavolfiore nella nebbia. Si tratta di cuocere col 'vapore acqueo' quel 'fiore bianco e triste', che una volta assaporato 'andrà succhiando la tua malinconia (...) senza rubarti l'unica cosa tua in quel momento'.


Silenzio, poesia e un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino che 'ridanno appetito di pensieri altrui'. Ricetta giusta per zittire 'donne ammalate di parole inutili'. Scontato, dopo questi esempi, come i rimedi falsamente culinari di Abad Faciolince si rivelino in realtà anti-ricette, all'insegna del disincanto.

 

cetta berardo

 

 

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