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Le salsicce di Nietzsche


Giovedì 22, Maggio 2014
in  Leggere con gusto


Anche i filosofi mangiano, a dispetto di chi sostiene che gli intellettuali si cibano di sole idee!


E come mangiano. Il libro di Michel Onfray I filosofi in cucina affronta proprio il rapporto tra cibo e pensiero, tra cibo e conoscenza.


Se per definizione dell'autore, il libro è anche un 'saggio di autobiografia alimentare', le pagine del testo affrontano il legame tra cibo e pensiero filosofico attraverso due distinti percorsi. Il primo vede trattare le influenze e i rimandi degli autori con le loro scelte e abitudini alimentari, il secondo è centrato sul ruolo del cibo nelle loro vite non tanto come elemento aneddotico, ma come testimonianza vitale della coerenza e delle contraddizioni tra il loro pensiero e la loro vita.


Per l'autore vale l'idea che 'il corpo è l'unica via d'accesso alla conoscenza', e che non puó esserci conoscenza solo con la mente. E allora il cibo diventa mediatore di significati intimamente legati alla vita e alla vita immaginata o voluta, via d'accesso preferenziale al corpo e alla conoscenza. Offre esempi di scelte culinarie di personaggi come Diogene, Rousseau, Kant, Nietzsche, Marinetti, Sartre.


Per il cinico Diogene, è il ritorno alla condizione primordiale l'obiettivo da raggiungere e la nutrizione un elemento necessario in cui rifiutare ogni piacere. Per Rousseau, la scelta di un'alimentazione semplice e naturale, lontana dagli artifici della gastronomia. In Nietzsche, la dietetica si fa 'arte di vivere'. Il filosofo che più di ogni altro ha affermato il 'ruolo determinante del corpo nell'elaborazione di un pensiero', interpreta la dieta non solo come fonte di benessere ma anche come 'realizzazione del sé '. In questo senso è sospettoso verso i cibi troppo elaborati come verso la cucina vegetariana e rifiuta la birra.


Uova, noci, riso, patate, pane, mele, biscotti, latte e soprattutto salsicce, sono gli alimenti presenti sulla sua tavola, accostando 'bistecca, omelette, prosciutto e tuorli d'uovo crudi con pane'. L'alimento, peró, per il quale ha una vera e propria forma di attrazione sono le salsicce, che si fa inviare regolarmente per posta dalla madre e che appende con cura, tramite una cordicella, alla parete. Nell'anno trascorso a Torino, Nietzsche apprezza l'atmosfera che vi si respira, soprattutto il mangiare delle osterie e lo scrive agli amici: 'Una carne di vitello così tenera è per me semplicemente qualcosa di nuovo, così come quella delicata carne di agnello che apprezzo moltissimo. E che qualità nella preparazione! Che cucina curata, sapiente, direi raffinata! Finora ignoravo cosa volesse dire avere un buon appetito: sinceramente mangio quattro volte più che a Nizza, pago di meno e non ho ancora avuto disturbi di stomaco. Devo peró ammettere che in questa, come in altre cose, mi si riserva un trattamento di favore; mi fanno avere decisamente i bocconi migliori'.


Tanto da dichiarare nella sua autobiografia Ecce homo: 'La cucina piemontese è la mia preferita'.

Cetta Berardo

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