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Le chiamate ci sono mancano le risposte


GIORNATA DEL SEMINARIO - Letytera aperta ai vescovi, ai presbiteri, alle comunità cristiane

Giovedì 26, Gennaio 2012
in  Vita Ecclesiale



Da ventitré anni (settembre 1989) dedico la maggior parte del mio ministero presbiterale alla formazione dei futuri sacerdoti e alla pastorale vocazionale. In occasione della Giornata del Seminario vorrei condividere alcune riflessioni che mi stanno a cuore, per suscitare nelle nostre diocesi cuneesi un dibattito aperto, in modo da non cadere in una comoda rassegnazione che spegne ogni speranza e, di conseguenza, ogni cura delle vocazioni al ministero presbiterale.


Sono grato a chi vorrà alimentare il confronto tramite questo stesso settimanale o scrivendo a beppepanero@diocesi


cuneo.it.


Procedo per punti, consapevole del rischio di essere troppo schematico e scolastico.


1. É chiaro che la carenza delle vocazioni è un problema che tocca non solo la nostra realtà cuneese ma tutte le chiese dell'occidente. Già nella lettera per l'anno pastorale 1995-1996 'Ripartiamo da Dio' il cardinal Martini definiva questa sfida 'una difficile tentazione epocale' e 'la grande prova che attende la Chiesa occidentale nel nuovo millennio'. Questo deve portarci a non colpevolizzarci eccessivamente e a non considerare morte le nostre chiese, perché in esse stanno emergendo nuove e qualificate realtà laicali. Infatti ritengo profondamente vero ció che ancora lo stesso Martini scriveva nella lettera pastorale 1997-1998: 'Ecco una convinzione che ho maturato: lo Spirito c'è, anche oggi. Sta operando, lavora più di noi e meglio di noi. Lo Spirito non si è mai perso d'animo, non si perde mai d'animo... al contrario arriva laddove nessuno avrebbe mai immaginato'. Per questo che la Giornata del Seminario deve essere anzitutto una invocazione corale dello Spirito Santo, che non si perde mai d'animo!


2. É vero che, come molti oggi sostengono, il ministero presbiterale andrebbe ripensato e adattato alla nuova situazione ecclesiale e culturale della postmodernità. È un lavoro che, pur essendo urgente, va fatto con calma e pazienza, ma anche con coraggio, mettendosi in attento ascolto di ció che oggi 'lo Spirito dice alle Chiese'. (Ap 2,7) Intanto possiamo cogliere che lo Spirito, anche a motivo di questa mancanza di preti, sta conducendo la nostra chiesa ad essere meno clericale (incentrata cioè nella figura del sacerdote) e più popolo di Dio, dove ogni cristiano è chiamato a vivere una reale corresponsabilità nella comunità.


3. Ma in questi anni di ministero nella pastorale vocazionale e nel seminario si è fatta sempre più chiara una prospettiva: noi forse non stiamo facendo tutto il possibile perché anche oggi i giovani scelgano la vocazione al ministero presbiterale. Mi esprimo con un'immagine che nasce dalle mie origini contadine: siamo come un agricoltore che in autunno invece di seminare fa altre cose, pure importanti, e poi in estate si lamenta perché il raccolto è molto scarso. Non occorre essere laureati in agraria per capire che se si semina poco, inevitabilmente, si raccoglierà poco!


Questa situazione è frutto di cattiva volontà? Direi di no. Il fatto è che con la scomparsa naturale dei seminari minori, in cui fin da ragazzi e adolescenti si veniva accompagnati nel prendere in considerazione la vocazione sacerdotale, è venuta meno tutta una rete consolidata di proposte e di accompagnamento ai ragazzi e ai giovani che non siamo più stati capaci di ricostruire se non in piccola parte. Con molta onestà e realismo chiediamoci: quale proposta e accompagnamento vocazionale c'è oggi per i ragazzi, per i preadolescenti, gli adolescenti, i giovani? Non c'è una eccessiva sproporzione tra le risorse umane che si investivano in questo ambito fino a non molti anni fa e quelle che si impegnano oggi?


Mi pare che stiamo tralasciando ció che è, invece, assolutamente chiaro per chi lavora nell'ambito del calcio, del nuoto, dello sci, della danza, ecc: la cura dei 'pulcini'. In questi settori è normale incominciare un lavoro di preparazione e di allenamento molto presto, proprio con i ragazzini. Mi sorprende sempre che anche la stragrande maggioranza dei seminaristi di oggi, pur iniziando il percorso dopo le superiori, la laurea o esperienze lavorative, riconoscono che i primi segnali della loro vocazione risalgono proprio agli anni delle elementari o delle medie. Le nostre diocesi che su questo aspetto erano ben attrezzate ora sono praticamente senza proposte e senza percorsi. Così pure occorre tornare ad avere delle persone (preti e laici) che investono gran parte del loro tempo per questo servizio, e non solo il poco tempo che rimane dopo numerosi altri impegni pastorali. Dove tale rete è stata ricostruita e ci sono persone impegnate in questo servizio, i risultati incominciano ad intravvedersi.


Le famiglie stesse oggi faticano molto di più ad accettare la decisione di un figlio di entrare in seminario, anche perché tale scelta spesso appare loro come un fulmine a ciel sereno, perché non hanno avuto il tempo di metabolizzarla poco per volta.


È evidente che non si tratta di rimettere in piedi tout-court la realtà del seminario minore come era in passato, ma di trovare strade percorribili per fare ció che per secoli si è fatto. (Per non essere vago: un sacerdote incaricato a tempo pieno con una valida èquipe di collaboratori; la cura dei chierichetti; incontri mensili, settimane comunitarie residenziali, campiscuola estivi per ragazzi e adolescenti, un gruppo vocazionale più mirato per i giovani...)


Non sarà la soluzione di tutti i problemi, ma se non ricreiamo questa rete di proposte e di accompagnamento le vocazioni al sacerdozio continueranno a diminuire, non per mancanza di chiamate da parte di Dio, ma per mancanza di risposte; in questa mancanza di risposte c'è, probabilmente, una nostra responsabilità.


Grazie per il paziente ascolto e cordiali saluti.


Don Beppe Panero,


rettore del Seminario Interdiocesano

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