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L'enigma dei Polos


Mercoledý 24, Aprile 2013
in  Stella Stellina


Non si sa né quando né chi abbia inventato il primo quadrante solare; peró leggendo i testi greci e romani si trova spesso la parola Polos per indicare un tipo di quadrante solare diffuso nell'antichità.
Come sempre, vi sono tesi contrapposte, c'è chi sostiene la reale esistenza dell'antico Polos in base a citazioni autentiche di scrittori classici e c'è chi viceversa ritiene che la parola Polos sia solo un termine nuovo per indicare un altro tipo di strumento.
Tutto questo accade perché non abbiamo reperti autentici di Polos, o almeno del tipo originario, mentre ne abbiamo dei tipi derivati come la Scapchen che sono porzioni di Polos.
C'è già in queste dispute un sufficiente stimolo ad approfondire le questioni, noi abbiamo lavorato per ricostruire un esemplare di Polos. Un primo riferimento lo troviamo in Erodoto che dichiara: i Greci impararono dai Babilonesi l'uso dei Polos. Altro riferimento importante è nell'attività di Metone, famoso scienziato greco, vissuto nel V secolo, avanti Cristo, che costruì un grande strumento chiamato 'eliotropio', forse un antenato del Polos, che serviva per indicare, i solstizi che erano la data d'inizio delle Olimpiadi, e per misurare l'ombra prodotta dal Sole sia in lunghezza, col variare delle stagioni, che in direzione, col variare delle ore. L'attività di Metone su questo tipo di quadrante si amplió fino a giungere ad un tipo più perfezionato che fu appunto il Polos, del quale egli costruì un esemplare per la città di Atene. Un secolo più tardi Demoscrito scrisse un trattato sui Polos.
Vediamo ora come doveva essere fatto, visto che non ci sono reperti ci serviremo di quanto ha scritto Macrobio nel Gomnium Scipionis. Il Polos doveva essere un quadrante emisferico, cioè a forma di catino, disposto orizzontalmente e nel cui interno si trovava uno stilo con la punta situata nel centro geometrico del catino.
Levandosi sull'orizzonte, il Sole proiettava all'interno l'ombra dello stilo e della sua punta che cadeva in corrispondenza di linee orarie su cui, scorrendo lentamente dall'alba al tramonto, tracciava con simmetria, quasi a riflesso, il cammino del Sole in cielo.
Vediamone ora il funzionamento. Il Polos va anzitutto collocato in piano ed orientato con la linea del mezzogiorno nel piano del meridiano locale; per il resto fa tutto il Sole. Sappiamo infatti che l'ombra della punta dello stilo scorre nella concavità del Polos simmetricamente al Sole sulla volta celeste e, lungo le linee orarie, segna l'ora che nell'immagine fotografica corrisponde circa alle 13 e 15 minuti. Per il resto della giornata l'ombra continuerà a scorrere fino al tramonto quando, scomparendo il Sole dietro l'orizzonte, scomparirà pure l'ombra dello stile del Polos.
Abbiamo detto che il Polos ricostruito ha le scale con ore equinoziali mentre nel disegno le ore sono temporanee. Queste ultime erano impiegate anticamente quando si usava dividere l'arco d'illuminazione diurna in 12 ore sia d'estate che d'inverno, in tal modo, a causa della diversa durata dell'arco di luce diurno, le ore invernali erano più corte di 45 minuti e le ore, estive, più lunghe di 76 minuti. Solo agli equinozi le ore erano di 60 minuti dando il nome di ore equinoziali che poi si è dato alle ore uguali tra loro.
Un'altra spiegazione che giustamente dobbiamo dare riguarda gli otto piccoli quadranti sulle otto facce esterne; questo lavoro è stato fatto per verificare ció che con i calcoli è chiarito da tempo e cioè che si puó costruire un quadrante solare per ogni esposizione, quindi anche a nord.
Il funzionamento del Polos così ricostruito è risultato soddisfacente; basta la messa in piano e l'orientamento, oltre ovviamente a tener conto della latitudine per la quale esso è stato costruito. Ció, come tutti sanno è fondamentale non fosse altro che per evitare l'errore che Plinio ci racconta abbiamo fatto i Romani che dal 263 Avanti Cristo e per 99 anni seguirono le indicazioni di un quadrante, preda bellica a Catania ma collocato nel foro romano, senza accorgersi degli errori d'indicazione dovuti alla diversa latitudine tra Roma e Catania.
Con questo ricostruzione del Polos, ho cercato di dare forma concreta ad un quadrante enigma, nel senso che ci manca la prova concreta della sua reale configurazione nel passato. E comunque, fuori di dubbio, in base alle citazioni nei testi antichi, che esso abbia rappresentato un punto di riferimento fondamentale nella storia antica del quadrante solare.
È certamente vero, come è stato scritto da parecchi studiosi della materia, che la gnomonica, col suo rigore e le sue verifiche meticolose, è servita nei secoli passati a trarre fuori la moderna astronomia dell'indistinto medioevale dell'astrologia. Ma senza dubbio oggi il quadrante solare appare uno strumento superato nell'impiego pratico dei moderni orologi, tuttavia il suo studio puó ancora essere utile per altri fini; ad esempio, nella didattica dell'astronomia, nella ricerca storica o per la conservazione di beni culturali del passato, che restano come documento significativo della civiltà dell'uomo.
umberto paoli

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