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Lucciole e autoinganno


Giovedì 28, Agosto 2014
in  Libera-Mente


Ora lascia che la tua mente ti conduca a quelle sere d'estate. All'imbrunire. Alle soglie del bosco. Per le strette viuzze di quelle borgate senza tempo. Nell'ondeggiare all'unisono di spighe di grano battute dal vento...


L'attonito stupore dei tuoi occhi. La danza delle lucciole. Provi ad afferrarle, ma non vedi le tue mani. Riposa sul tuo braccio l'intermittente ballerina esausta. La notte è ancora lunga... Il buio, qui, non fa paura...


'Quanti ricordi... Bambini e bambine armati di barattoli bucherellati che diventavano lanterne. Erano così delicate. Bastava sfiorarle perché smettessero di luccicare. In realtà, poi, adesso che mi ci fai pensare, non erano così carine come insetti. Lo spettacolo era nei loro disegni d'aria...


Non credo ci siano più; forse per via dell'inquinamento. Non ne ho più viste così tante insieme'


Sicura Francesca? E se provassimo a cercarle.....?


'Mi è successa una cosa pazzesca! Lo so, sembrerà stupido, ma la sera scorsa sono partita di casa per una passeggiata e mi sono ritrovata in un tratto poco illuminato di strada in cui sono passata per anni. Il punto non è il dove, ma come sia possibile che in tutto questo tempo non mi sia accorta di loro. Un mare di lucciole! Ovunque! Hai presente quando nevica? Un cielo di stelle d'agosto!


Forse è come dicevi tu. Loro ci sono sempre state... Sono io che ho smesso di guardarle. Sono diventata grande e ho finito per dimenticarmi l'attonito stupore dei miei occhi. Quello di cui parlavamo...'


La mente, spesso, è come se si divertisse a prendersi gioco di noi. Esiste un meccanismo, chiamato autoinganno, per il quale è possibile che intere porzioni di realtà passino inosservate ai nostri processi attentivi. Talvolta per anni interi. Di fronte ad un equilibrio raggiunto, il cervello, è evoluzionisticamente orientato al mantenimento dello status quo delle cose. Anche di fronte ad una situazione di sofferenza protratta nel tempo. Come l'urlo soffocato dalla mano dell'uomo che convive con Francesca. Come gli schiaffi per essere arrivata dieci minuti in ritardo dal lavoro senza la bottiglia e le sigarette che le aveva ordinato di comprare. Come quei lividi sulla schiena dopo una 'Caduta dalle scale'...


Come puó Francesca vedere oltre? Hanno tutti ragione a dire che non ha senso rimanere in quella casa, ma lei?


È coi 'Te l'avevo detto' che diventa complicato fare i conti quando l'autoinganno non funziona più; perché, spesso, chi non vive la nostra realtà è più libero di avere accesso ad alternative che neghiamo a noi stessi.


Te l'avevo detto che quella non era l'Università che faceva per te... La fidanzata, il marito, la moglie, la vita...


Cosa attende Francesca? Possiamo fare molte ipotesi. Possiamo pensare a: fatica, dolore, (maggior dispendio di energie per il cervello), cambiamento, consapevolezza di una sofferenza che, in quanto occasione, potrà, forse, aprirci nuovi scenari; maggiori possibilità... Molto dipende da lei...


Hai chiesto aiuto...


Brava Francesca.

 

Fabio Borghino

 

 

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