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Lutti non elaborati, perdite e... Pavese


Giovedý 21, Gennaio 2016
in  Libera-Mente


'Sei la vita e la morte. Sei venuta di marzo sulla terra nuda - il tuo brivido dura.
Sangue di primavera - anemone o nube - il tuo passo leggero ha violato la terra. Ricomincia il dolore.'
Così Cesare Pavese racconta il dolore più profondo. Quello di chi ha saputo dare forma all'esperienza attraverso i lineamenti della parola.
Ci sta concedendo l'onore di prendere parte alla mensa della perdita. L'abbandono definitivo dell'ultima donna che ha amato prima di porre fine alla sua vita con dieci dosi di sonnifero in un albergo di Torino, all'età di 42 anni. Constance; l'attrice sbarcata da oltre oceano che lo ha superficialmente lasciato nello sconforto... Constance come la costanza con cui, nella sua breve vita, ha sperimentato la ciclicità di amori avvicinati ed esaltati in poesia, ma mai assaporati fino in fondo, perché segnati dal distacco... Come quello che si attende da Tina, un'altra amata, ancor prima che il loro amore abbia inizio: 'L'ho incontrata una sera: una macchia più chiara/ sotto le stelle ambigue, nella foschia d'estate./ Era intorno il sentore di queste colline/ più profondo dell'ombra, e d'un tratto suonó/ come uscisse da queste colline, una voce più netta/ e aspra insieme, una voce di tempi perduti.'
Vorrei, adesso, che provaste a riprendere le parole che Cesare ha rivolto a queste due donne e che costruiste un'immagine mentale capace di andare oltre il suo presente. Vorrei che lasciaste risuonare dentro di voi: 'Sei la vita e la morte', 'Il tuo brivido dura', 'Ricomincia il dolore', attraverso le quali si è rappresentato l'amore, e che tentaste di visualizzare la sua storia, il suo passato, la 'Voce di tempi perduti' che si è presa cura di lui accogliendolo sulla 'Terra nuda'...
Eccoci, ci stava aspettando. Scrivere era il suo modo di parlarci di lei senza lasciarcelo intendere. Del grido strozzato della morte che ha conosciuto troppo presto e che se lo prenderà ancora più precocemente. Osservate gli occhi di Consolina, la sua mamma, di fronte a quel corpicino esile venuto al mondo da pochi giorni... Sono persi nel vuoto. È immersa nel ricordo vivo dei due fratellini e della sorellina morti prematuramente prima di lui.
Agita le manine in cerca di un abbraccio che non c'è il piccolo Cesare. Alza il tiro, piange, si dispera... Mamma non è presente a se stessa. È persa. Rivede in lui il sorriso di chi ha messo al mondo e non c'è più. Mamma è 'La vita e la morte'... Il suo primo incontro con la perdita, con il distacco dalla realtà, con chi ci sarebbe dovuto essere per plasmare la sua mente e il suo corpo, ma non è stato che buio 'Più profondo dell'ombra'...
Consolina non riuscirà ad essere presenza per Cesare. Lo affiderà alle cure di una balia vicino a Santo Stefano Belbo e, successivamente, di un'altra donna a Torino.
Co-costruire un legame affettivo e ritrovarsi nelle condizioni di doverlo abbandonare troppo presto, nell'impotenza, come quella che accompagnerà la morte del suo papà per tumore cerebrale all'età di 5 anni... Una costante per quel bimbo, quell'adolescente, quell'uomo divenuto tale troppo presto.
Quando la vita colpisce in questo modo è come se la perdita diventasse compagna del cammino. Aspettativa concreta. Profezia che si auto-avvera. Verità dietro l'angolo pronta a strizzarci l'occhiolino nell'incombenza di ogni relazione affettiva importante. Immancabilmente...
Che fare? Evitare di impegnarci affettivamente? Fuggire l'amore vero?
Ci hai provato Cesare... Sai che non è possibile... Ci sei riuscito fino al suo arrivo. Constance... 'Verrà la morte e avrà i tuoi occhi'... Tu lo sapevi...
Così è stato. Hai scelto di morire addormentandoti... Ritrovando quel sonno privo di senso in cui ti abbandonavi dopo vani tentativi di riportare alla realtà la tua mamma...
Hai provato a raccontare questo dolore al mondo per capirti, più che per essere capito, forse...
Non ti giudico. Grazie per ció che ci hai regalato...

Fabio Borghino

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