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Mons. Aldo Giordano al Consiglio d'Europa


IMPORTANTE NOMINA - Osservatore permanente della Santa Sede

Giovedý 12, Giugno 2008
in  Vita Ecclesiale



«E' stata una grande sorpresa per me, ma sono contento di poter continuare a mettere a servizio delle Chiesa l'esperienza europea che ho potuto maturare in questi 13 anni come Segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (CCEE). Sono stati anni per me molto impegnativi, ma di una ricchezza straordinaria. Sono molto riconoscente alla Provvidenza divina e alle tantissime persone con cui ho percorso questo tratto di cammino. La mia preghiera al Signore di questo momento: 'Ti offro Signore le mie povere mani, perché tu possa usarle, se vuoi, per seminare un po' di luce e di amore del vangelo nel Consiglio d'Europa e nel nostro continente' ha dichiarato al Corriere mons. Giordano dopo la nomina.


Monsignor Aldo Giordano, Segretario Generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee) dal 15 maggio 1995, è stato nominato dal Papa Benedetto XVI Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo, incarico che inizierà il 1° settembre prossimo.


Nato a Cuneo il 20 agosto 1954 è stato ordinato sacerdote il 28 luglio 1979 nella diocesi di Cuneo. Ha compiuto studi di teologia presso la sessione di Fossano della Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e ha fatto una specializzazione in filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Dal 1982 al 1995 ha ricoperto i seguenti incarichi: insegnante di Filosofia morale presso lo Studentato Teologico Interdiocesano di Fossano; insegnante di Filosofa nel Liceo classico del Seminario di Cuneo; insegnante di Teologia per i laici e vicario parrocchiale nella Parrocchia San Pio X a Cuneo. Autore di diversi saggi, la sua ricerca riguarda in particolare il campo etico e la filosofia contemporanea. Al suo posto, nel mese di novembre, verrà nominato un nuovo Segretario CCEE.


Qui proponiamo un'intervista con mons. Aldo Giordano, realizzata in occasione della sua visita, la settimana scorsa, a San Bernardino in Saluzzo.


SALUZZO - Un pensiero sulla 'Lettera dei 138 intellettuali musulmani'.


«Vorrei sottolineare due punti: la lettera è interessante per noi cristiani perché le Scritture sono citate dal punto di vista cristiano, non con la prospettiva musulmana. L'altro punto: la lettera invita a condividere la comune base sacra e spirituale. La ricezione da parte cristiana è stata molto positiva e il Papa stesso ha risposto attraverso il card. Bertone. In seguito si è creato un gruppo misto di collaborazione composto da alcuni membri musulmani e il Vaticano. Si sono già incontrati e si provvederà alla costituzione di un seminario di studio. Entro la fine dell'anno incontreranno il Papa Anche i leaders interpellati di altre chiese cristiane, come il patriarca di Mosca, hanno risposto positivamente, altri stanno rispondendo e il Consiglio mondiale delle Chiese sta incoraggiando e coordinando le risposte. Tuttavia esiste la necessità che la base musulmana sia cosciente e informata, altrimenti rimane lontana da queste iniziative».


La 'Carta dei Musulmani in Europa' firmata lo scorso 10 gennaio da 400 associazioni e organizzazioni musulmane europee, puó essere utile allo scopo?


«Certo è un'altra porta che si apre, anche se occorrerebbe sapere quanto siano rappresentativi questi documenti. Comunque un gruppo che si interroga sulla prospettiva di un islam europeo e su cosa significa per i musulmani stare in Europa, contribuire all'Europa e nello stesso tempo salvare la propria identità, è molto positivo. Sono delle porte che si aprono e noi pensiamo che sia importante entrarci per tracciare dei sentieri».


L'assemblea di Sibiu?


«E' stato il coronamento di un pellegrinaggio ecumenico: Roma, Wittenberg, Sibiu...si è creata una rete europea che è servita a trasmettere la mentalità del dialogo, la conoscenza reciproca, e che ora serve a tenerci in contatto. Attraverso laboratori locali focalizzeremo i temi dove c'è consenso e che vorremmo approfondire anno per anno, come la Bibbia, l'ambiente, la Creazione, l'emigrazione, la pace...».


Il 'dopo Sibiu' è stato uno degli argomenti trattati nel recente incontro londinese tra la Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) a cui lei era presente. Sono emerse tre 'sfide' che attendono il movimento ecumenico: la globalizzazione, la secolarizzazione dell'Europa e, infine, la necessità di ripensare gli strumenti di cooperazione ecumenica tra le Chiese del Vecchio Continente. Puó puntualizzarle?


«Globalizzazione: ci pone dei problemi storici che noi siamo chiamati ad affrontare insieme. Sono il tema della pace, l'ambiente, le migrazioni, la giustizia, la fame, il confronto con continenti come l'Asia, il terrorismo ecc... Solo uniti possiamo dare una risposta. Secolarizzazione: sottolineo il fatto che la secolarizzazione è vista e interpretata in maniera diversa dalle chiese o da membri di chiese. L'ortodossia e in genere le chiese dell'est, sono molto intimorite sospettose: hanno timore che una mentalità secolarizzata metta in crisi i loro valori... D'altra parte alcune chiese protestanti invece sono molto più aperte alla secolarizzazione. Lo vediamo nei dibattiti etici. La chiesa cattolica puó avere la funzione di mediazione, perchè ha vissuto la modernità, la conosce ma sa anche che nella secolarizzazione il cristianesimo puó essere vissuto. Ripensare la ristrutturazione della collaborazione ecumenica fra le chiese in Europa. Soprattutto fra il mondo protestante e quello ortodosso ci sono delle difficoltà, ma occorre tenere presente anche le chiese carismatiche, pentecostali, i gruppi neoprotestanti o le chiese libere molto diffuse in America latina e in Asia ma ora anche in Europa. Questo problema non ha ancora un vero spazio negli organismi ecumenici».


La carta ecumenica è sempre attuale?


«Certamente! è una agenda i cui punti sono di estrema attualità. La carta non è un testo da discutere ma da concretizzare».


I giovani e l'ecumenismo?


«La mia idea personale: i giovani coinvolti sono una presenza senza dubbio molto interessante e il loro contributo è importante, perché sono più liberi, non hanno il peso della storia...che invece abbiamo noi e che abbiamo peró il compito di trasmettere loro! Sono contrario alla retorica di considerare i giovani come i 'salvatori' dell'ecumenismo. Loro sono la primavera dell'ecumenismo, danno il loro contributo prezioso ma...se non si muovono i vertici, i leaders... Occorre muoversi assieme».


maria grazia gobbi

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