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Natale con i forconi


Giovedì 19, Dicembre 2013
in  Leggere con gusto


Non è certo un'attesa magica quella del Natale 2013. Nelle piazze i forconi che invocano immagini d'altri tempi e parole urlate che sanno di rabbia. I giovani gridano e si uniscono, le idee si confondono ma la realtà è unica: lavoro, lavoro, lavoro. Ho riletto la novella di Verga Libertà e l'incipit mia ha fatto riflettere.


Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: «Viva la libertà!». Come il mare in tempesta. La folla spumeggiava e ondeggiava davanti al casino dei galantuomini, davanti al Municipio, sugli scalini della chiesa: un mare di berrette bianche; le scuri e le falci che luccicavano. Poi irruppe in una stradicciuola. «A te prima, barone! che hai fatto nerbare la gente dai tuoi campieri! ». «A te, prete del diavolo! che ci hai succhiato l'anima! ». «A te, ricco epulone, che non puoi scappare nemmeno, tanto sei grasso del sangue del povero! »... E il sangue che fumava ed ubbriacava. Le falci, le mani, i cenci, i sassi, tutto rosso di sangue! «Ai galantuomini! Ai cappelli! Ammazza! ammazza! Addosso ai cappelli! ». Poi ritrovarsi il giorno dopo senza padroni a cui chiedere lavoro, infine le rappresaglie, il processo, le morti.


«I galantuomini non potevano lavorare le loro terre colle proprie mani, e la povera gente non poteva vivere senza i galantuomini. Fecero la pace».


Realtà diverse, condizioni sociali non comparabili, ma la paura della miseria echeggia anche oggi.


Intanto la pubblicità ci insegue con le immagini di un dolce Natale, «Tuttolibri» ci regala un inserito che parla di strenne, libri per regalo. Bel pensiero, leggere migliora, educa.


Ma che cosa ? magari la Bibbia dei golosi, ben 210 ricette di Christophe Felder, un alsaziano appassionato di cucina che nel 1989 è diventato chef pasticciere dell'hotel di Crillon di Parigi. Sfogliare la guida è un cibarsi metaforicamente, senza inseguire ingredienti introvabili e carissimi. Ma senza scomodare Parigi, il pane di Natale potrebbe essere una risorsa, l'idea clou per le feste. La preparazione ci occupa, il tempo è sottratto al divertissement ma la soddisfazione è grande: armiamoci di gherigli di noci, pinoli, mandorle, uvetta, cacao amaro, liquore sassolino, la punta di un cucchiaino di semi di finocchio, più gli ingredienti per una normale torta casalinga. L'impasto tradizionale si arricchisce della frutta secca e si colora, poi sfornato e messo in tavola, il pane si puó glassare con la sapa o saba, uno sciroppo d'uva che si ottiene dal mosto appena pronto, di uva bianca o rossa, condimento tipico di Emilia, Romagna, Marche e Sardegna, considerato tra i sapori tipici dell'alimentazione contadina.


Ed è subito dolcezza in tavola!

 

Cetta Berardo

 

 

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