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Nella mente del serial killer


Giovedì 29, Agosto 2013
in  Libera-Mente


'La corte giudica il qui presente Robert G. colpevole di omicidio plurimo, tentato omicidio e vilipendio di cadavere, condannandolo all'ergastolo e a 28 anni di reclusione'.


La specie umana è l'unica sulla faccia della terra capace di provocare la morte dei propri simili, anche, e soprattutto, in assenza di motivazioni connesse alla sopravvivenza. Perchè? Il salto evolutivo che ci ha condotti fino a qui ha prodotto, tra le innumerevoli dotazioni in nostro possesso, la possibilità di costruire sequenze temporali per proiettarci al di là del presente e la lama a doppio taglio della libertà di scelta. Siamo liberi di dare senso e direzione al nostro destino e le piccole e grandi scelte di ogni giorno orientano il nostro essere nella continua ridefinizione del sè, nel bene e nel male. Dono immenso e responsabilità infinita...


E quando questa libertà prende la forma del male? Cos'è scattato dentro di te, Robert, di fronte a quelle donne e madri colpevoli di avere trent'anni e un figlio maschio di sei? Come hai fatto a renderti invisibile ai loro occhi, innamorarti del loro viso, inebriarti del loro profumo a tal punto da riempire la tua stanza di fotografie e acquistare quelle essenze? Dove hai trovato la lucidità per aspettarle in casa loro, una dopo l'altra, e massacrarle con la tua cinghia per poi finirle recidendo loro i polsi? Fino all'ultima goccia di sangue...


Non sei mai stato un campione nell'immedesimarti negli stati mentali delle altre persone. Te l'hanno sempre detto. A tal punto da non provare quasi emozioni, se non una buona quota di piacere, di fronte a un volto sofferente. Come quello dei gatti che torturavi anni fa nel buio della cantina. E la paura? Anche questa fa poco parte della tua esperienza, tanto da non sapere nemmeno che cosa sia l'ansia. Ecco perchè nulla è stato capace di deviare la lucidità con cui hai pianificato ogni cosa. Rimorso? Senso di colpa? Nemmeno per scherzo. Non ti serve sapere che, probabilmente, la tua amigdala non si è sviluppata molto, ma questo non dipendeva da te. La capacità di entrare in contatto con le emozioni degli altri si impara soltanto attraverso gli occhi di chi ci ha amato. Tua madre aveva trent'anni quando ti hanno salvato dalla sua cinghia. Trovarsi a sei anni in un orfanotrofio con dei brandelli di ricordi strazianti deve essere stato terribile. Quelle cicatrici sul viso e la schiena insanguinata. Le notti insonni per le urla al piano di sotto e i passi sempre più vicini alla tua stanzetta, in sincronia coi battiti ravvicinati del tuo cuore. La porta spalancata e l'odore di alcool che, di lì a poco, sarebbe diventato acre di sangue.


Disturbo dissociativo dell'identità correlato a una disorganizzazione da attaccamento traumatico? I dottori usano tanti paroloni a volte per nominare la sofferenza.


Libertà di scelta... Lama a doppio taglio che, in te, ha lasciato un solco profondo nella forma del male subito e trasformato in vendetta inconsapevole. Una ferita che, forse, nemmeno il tempo saprà rimarginare dietro le sbarre di quella prigione...

Fabio Borghino

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