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Nell'arte la Madre della Chiesa


Giovedě 24, Maggio 2012
in  Arte & Fede


Il mese di maggio dedicato affettuosamente alle mamme è soprattutto il mese dedicato tradizionalmente alla Mamma di Gesù, Maria la Madre di tutta l'umanità. Maria è protagonista nell'opera d'arte sin dal sec. II-III e in tutte le latitudini, persino in quella mussulmana.
Invocata con le più belle preghiere che rimandano ad altrettante iconografie vogliamo soffermarci su una di queste in un dipinto murale dove Maria appare ' Madre della Chiesa'.
L'invocazione' Maria Madre della Chiesa' è entrata nella preghiera pubblica quando Paolo VI nel 1964 al termine della terza sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, la proclamó con queste significative parole: 'A gloria della Vergine e a nostro conforto, noi proclamiamo Maria SS. 'Madre della Chiesa' in altre parole di tutto il popolo di Dio'.
'Resta indelebile nella mia memoria, dice Benedetto XVI, il momento in cui, sentendo le sue parole 'Dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa', spontaneamente i Padri si alzarono di scatto dalle loro sedie e applaudirono in piedi, rendendo omaggio alla Madre di Dio, a nostra Madre, alla Madre della Chiesa'. Una realtà che era implicita nella fede dei credenti e che il Papa ha voluto proclamare solennemente.
Il dipinto di cui vorrei trattare ha rappresentato, quattro o cinque secoli prima dell'evento, l'iconografia della 'Madre della Chiesa'.
L'opera si trova nell'abside nella cappella di S. Stefano a Busca, un ciclo pittorico ricchissimo di spunti iconografici, attribuito ai fratelli Biazaci di Busca, che l'avrebbero realizzato, secondo la moderna critica, alla fine del sec XIV. La cappella di S. Stefano dedicata al primo martire cristiano degli anni 35-37 d.C, risale alla fine del primo millennio inizio secondo, eretta nel territorio del castello marchionale e di un villaggio di cui divenne  parrocchia. Costruita inglobando un sacello cristiano preesistente e risalente, con tutta probabilità, al primo cristianesimo di Busca. Il tema dipinto dai Biazaci è, secondo il Perotti, la ripresa di un dipinto precedente che, rovinato nei secoli, è stato recuperato e aggiornato dai Biazaci. L'abside è dipinta in due registri sovrapposti: nel catino absidale il tema altomedievale del Cristo in mandorla iridata simbolo della divinità, circondato dai simboli degli Evangelisti, il Tetramorfo con i cartigli, un tema che costituiva la catechesi visualizzata delle origini. Al di sotto quattro scene narrano la storia e la lapidazione di S. Stefano. I fatti sono narrati dagli Atti degli Apostoli ai cap. 6,7 e nel racconto della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Nel dipinto, il racconto della vita di Stefano simboleggia la primitiva Chiesa, quella di Gerusalemme.
Al centro dell'abside un riquadro posto tra le quattro scene, presenta la figura di Maria con il tipico manto blu scuro simbolo del divino e l'abito rosso simbolo dell'umano. E' seduta su un trono goticheggiante nell'atteggiamento delle Theotókos della prima ora e tiene sulle ginocchia il Bambino con le caratteristiche iconografiche della divinità: il libro, è il 'libro chiuso' dell'Apocalisse che solo l'Agnello' immolato ma vivente' puó aprire e il nimbo crociato intorno al capo, simbolo per eccellenza di Gesù Cristo Signore.
In questo dipinto Maria ha una caratteristica singolare, non stringe in braccio il Bambino, il piccolo Gesù se ne sta sulle sue ginocchia autonomamente. Maria col volto estatico e le mani unite in preghiera, contempla e adora il Figlio cui si è data interamente.

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