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Nutrirsi di libri


Giovedì 10, Settembre 2015
in  Leggere con gusto


Ci sono momenti in cui il nutrimento delle parole è più importante di quello del cibo. Ci sono situazioni in cui lo spirito va nutrito più del corpo. E questo avviene quando si avverte un senso di inciviltà, di perdita di dignità del mondo. E non si capiscono più i parametri di normalità e anormalità, i confini tra bene e male.


Vivo oggi questa condizione dell'anima di fronte allo scempio di monumenti, di uccisioni tribali, di fiumane di uomini donne e bambini che si spostano da un luogo all'altro del pianeta. La letteratura diventa cibo, fonte di stimolo, di rigenerazione morale: ritrovare un senso, una direzione di vita nelle parole degli altri e trasferirle dentro di noi. Mi sorregge un vocabolario etico. Provo a declinare alcuni vocaboli guida. Sdegno, sentimento non solo passivo, ma che implica onestà intellettuale, che esige chiarezza di idee e forza morale, che parte dalla lettura critica del reale per giungere ad una diversa visione del mondo. Condanna ma anche rigenerazione e speranza. Lo sdegno di Dante per il degrado della sua Firenze e dell'Europa: Superbia invidia ed avarizia sono/ le tre faville ch' hanno i cori accesi. Ma Dante non insegna solo lo sdegno, il modo con cui comunicarlo, si libra in alto, s'innalza alla speranza e trasmette la potenza dell'indicibile, cioè di quello che non si puó dire perché troppo elevato (trasumanar per verba non si poria) , che peró è essenza per l'uomo: la bellezza, la luce di Dio, che incanta ed acceca, l'amore, la sapienza e si snoda nel canto finale della Commedia alla Vergine.


Aggiungo la generosità che implica rispetto degli altri e il com-prendere gli altri. De Amicis nel libro Cuore si affida alla umanità. Il suo diario di un trimestre di scuola vede figure di scolari diversi, appartenenti a classi sociali diverse, tipologie umane (il bello e il brutto, il buono ed il cattivo), molta retorica, ma anche figure di insegnanti che forgiano: sensibili, attenti ad unire abilità di insegnamento e comprensione affettiva verso gli allievi. Con dedizione. Rispetto. Quello che non ho visto nelle immagini che provengono dall'Ungheria, dalla Serbia, che non ho sentito dalle voci rozze di alcuni politici. Ho visto invece le manganellate, fili spinati, muri disumani. E la figura composta, serena, drammaticamente armonica del bambino morto sulla spiaggia. Ecco il cibo di cui mi sono nutrita, i messaggi che ho incamerato, la lezione di umanità che ho ritrovato. Il cibo che mi guida è lo sguardo dei bambini che scendono dai barconi, che in braccio ai genitori macinano chilometri e chilometri, che hanno fame e sete, intenso, struggente. Senza pregiudizi, senza odio, ci regalano un sorriso.

 

cetta berardo

 

 

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