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Omega Centauri, la stella che non esiste più


Giovedý 21, Giugno 2012
in  Stella Stellina



Ad occhio nudo è una stella e Tolomeo la classificó come tale; ma già il famoso astronomo Halley si accorse che si trattava di una 'macchia luminosa'. Oggi sappiamo che è un ammasso globulare tra i più cospicui composto da almeno un milione di soli. Questa stella oggi non esiste più. Duemila anni fa era stata sicuramente notata dagli astronomi greci perché tolomeo, nel II secolo dopo Cristo, l'aveva riportata nel catalogo di stelle inserito nell'Almagesto. Poiché si ritiene che si tratti del catalogo compilato da Ipparco nel II secolo avanti Cristo si puó dire che quest'astro era noto fin dall'antichità.


E certamente fu visto ancora per centinaia di anni, fino a quando l'astronomo Bayer lo inserì nella sua Uranometria, pubblicata nel 1603, indicandolo con la lettera W. Com è noto fu Bayer a introdurre l'uso delle lettere greche per ordinare, secondo lo splendore, le stelle di ogni costellazione, e poiché W è l'ultima lettera dell'alfabeto greco, voleva dire che secondo Bayer ce n'erano 23 più brillanti.


In relatà si trattava di una stellina poco più debole della 4¬ magnitudine. Una stella poco appariscente e per giunta praticamente inosservabile dalle nostre latitudini. Infatti la sua declinazione è di- 47 gradi e nel nostro emisfero solo chi abita a una latitudine inferiore a 43 gradi riesce a vederla al di sopra dell'orizzonte. Da Alessandria di Egitto quando passa al meridiano, si puó vedere alta 12 gradi, ma duemila anni fa, quando fioriva la famosa scuola alessandrina, a causa della processione degli equinozi, appariva dieci gradi più alta cioè, al massimo, intorno a 22 gradi, ed era quindi ben osservabile. Da allora fino alla metà del XVII secolo continuó a essere considerata una stella.


Ma nel 1677 Halley, misurando le posizioni delle stelle australi dall'isola di Sant'Elena, si accorse che, osservata col piccolo cannocchiale che usava, appariva come una nebulosa.


Di questa sua scoperta rese conto molto più tardi alla Royal Society in un suo studio su alcune nebulose o macchie luminose da lui individuate. Anche l'astronomo La Caille, osservando dal Capo di Buona Speranza quasi un secolo dopo, notó che W Centauri non era una stella ma una nebulosa.


Tuttavia anche questa scoperta era solo una tappa intermedia tra ció che appare a occhio nudo e la realtà. La scoperta definitiva fu compiuta da John Herschel sempre da Capo di Buona Speranza. Come si puó ricavare dal suo diario, la sera del 26 febbraio 1834, dopo aver osservato la nebulosa di Orione e la Nube di Magellano, puntó il telescopio di 18 pollici di apertura, già usato da suo padre, verso Omega Centauri. Questo che a occhio nudo gli appariva come una stella di 5 magnitudine non nettamente puntiforme, si riveló al telescopio un oggetto superbo interamente risolto in stelle di 13°-14° magnitudine.


Le osservazioni successive confermarono che quella stella era uno dei più spettacolari oggetti del cielo e anche chi non poteva vederlo al telescopio se ne rese conto appena cominciarono a circolare le fotografie.


La prima a essere pubblicata fu quella ottenuta ad Arequipa, in Perù, da S. Bailey la notte del 19 maggio 1893. Da allora immagini sempre più ricche di stelle ottenute con telescopi sempre più potenti e tutte le ricerche compiute per circa un secolo, ci hanno rilevato una gran quantità di cose su quel punto luminoso che per secoli, da Tolomeo ad Halley, era stato soltanto una stella.


Oggi sappiamo che Omega Centauri è uno dei più ricchi ammassi globulari che si conoscono e anche uno dei più vicini. Non il più vicino, poiché tale primato sembra che spetti all'ammasso stellare N.G.C. 6397, distante intorno a 8000 anni- luce. Omega Centauri, invece secondo parecchi astronomi si troverebbe a 1700 anni luce.


Secondo le fotografie, il diametro non dovrebbe essere inferiore ai 70; ma attraverso i conteggi di stelle appare molto più esteso.


I primi conteggi stellari, effettuati sulle lastre ottenute ad Arequipa alla fine del secolo scorso, avevano mostrato oltre 6000 stelle ben distinte. Un valore enorme se si pensa che venivano a essere il doppio di quelle visibili in tutto il cielo di un emisfero, concentrate su una parte poco più grande di quella della Luna piena. E questo valore era solo un minimo anticipo della realtà, perché secondo le stime più recenti il numero di stelle che compone l'ammasso e superiore a un milione.


Anche il numero di variabili che contiene è molto alto. Secondo il Catalogo terzo di stelle variabili e ammassi globulari, pubblicato da H. Sawcyer Hogg nel 1973, ne contiene 179, quasi tutte del tipo RR Lyrae, ed è secondo lo a M3, nel quale ne sono state scoperte 212. Forse è l'ammasso globulare più massiccio della nostra galassia, e col suo diametro di 620 anni luce è certamente il più grande di tutti quelli conosciuti. E anche uno degli ammassi più vecchi: si formó presumibilmente 15 miliardi di anni fa, poco dopo l'origine dell'Universo. A quell'epoca l'Universo, appena uscito dal Big Bang era solamente la metà di quello attuale.


Ecco cos'è questa stella che non esiste più che non è mai stata una stella anche se puó ridiventarlo guardando a occhio nudo. Ma se la guardiamo con un telescopio di quattro metri di diametro, come quello Anglo-Australiano, quella stella si frammenta in un pulviscolo di stelle debolissime, su uno sfondo lattiginoso di altre ancora più deboli, sulle quali spiccano le stelle più brillanti, rosse, splendide come vediamo Venere a occhio nudo.


umberto paoli

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