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Pagine appetitose sulle quaglie


Giovedì 21, Novembre 2013
in  Leggere con gusto


Fin da piccola, il cacciatore mi era inviso. Non mi piaceva la mise militaresca, non mi piacevano le immagini della cacciagione sanguinante esibita come un trofeo e non mi piacevano le tavole imbandite con uccelli e uccellini.


Eppure gli uccelli sono carne prelibata, amata anche da chi mai abbraccerebbe un fucile per procurarsela. Quando osservo il cielo in tempo di migrazioni, vedo ghirigori da fiaba, linee e cerchi che sembrano disegnati da Miró, compatta nuvola che si muove velocemente, che scompare. Migrano gli uccelli in autunno, e lasciano scie di nostalgia. Si portano con sé la luce, il caldo, l'allegria. In tavola è come riavere la scia, riudire i versi , sentire i fruscii. Le quaglie, rispetto ad altri uccelli, resistono e persistono, specie in Maremma. E i cacciatori incalzano, e i ristoranti le offrono, in umido, o fritte, o al forno.


Cantano nelle tese tra le ragne le quaglie e nelle stoppie tra le cortinelle le starne, annota Giovanni Pascoli, attento alle voci e al linguaggio della natura. Sono rumorose e gradevoli, al suono. Dai campi uno spesso squittire di quaglie, squittire che per Pavese è sinonimo di malinconia: Sei la voce roca /della campagna, il grido / della quaglia nascosta, / il tepore del sasso.


Bella la quaglia con le sue striature trasversali e longitudinali giallo-ruggine sulle parti superiori, più scura sul capo e sul dorso, la gola brunita, il gozzo giallo, il centro dell'addome bianco-gialliccio, e i lati del petto e del ventre rosso-ruggine. Anaïs Nin, la scrittrice cosmopolita, dall'eleganza oriental-mitteleuropea, cresciuta tra l'Europa e New York, destando scalpore nell'ambiente letterario con la pubblicazione dei suoi racconti a contenuto erotico e con le sue relazioni avventuristiche, ci regala pagine appetitose sulle quaglie.


Nei suoi Diari, una raccolta di scritti autobiografici iniziata nel 1931 e aggiornata fino alla morte, parla spesso di cibo e di incontri conviviali, accenna alle sue cene astrologiche 'alla ricerca di un sole in Capricorno', descrive i momenti goduriosi con il bere e il mangiare, quando sorseggia champagne ad Harlem o mangia riso integrale con le quaglie al Greenwich. Leggere di un manicaretto, puó essere sostituivo dell'azione reale? Per me, che altrimenti non assaggerei carne di uccello, sì, eccome. Gustare letterariamente la quaglia in versione ambientalista, è come riavere nel piatto la natura incontaminata. Le quaglie al limone o al gusto di mirtillo ne sono un esempio. Per Anaïs Nin sono l'anticamera per momenti più eccitanti, in bocca il gusto asprigno del limone o il dolce del mirtillo che si sposa con il gusto della cacciagione, innaffiata di vino bianco. Il detto popolare a cui ricorriamo spesso, fare il salto della quaglia, non fa onore alle quaglie. L'espressione sta a indicare li trasformismo in campo politico, i voltagabbana della situazione: perché le quaglie? Il loro è un salto inconsapevole: dal cielo alla terra, anzi in padella! E senza tornaconto.

 

cetta berardo

 

 

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