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Patate bollenti in tavola e non


Giovedì 14, Marzo 2013
in  Leggere con gusto



La crisi ci ha fatto riscoprire la patata. Non è da molto tempo che le mangiamo, la sua presenza preziosa in Italia risale al 1815, e tutto per colpa o per fortuna, di un vulcano. Quando le polveri dell'esplosione del monte Tambora in Indonesia portarono alla decimazione o addirittura della scomparsa dei raccolti di mais e cereali, la patata divenne un surrogato utilissimo.


Prima era considerata dalla maggior parte, il cibo degli animali, poi diventa un piatto degno degli uomini. E' uscito recentemente un libro che ben si adatta alla situazione reale e metaforica dell'Italia di oggi, Italiani mangiapatate. Fortuna e sfortuna della patata nel Belpaese, edito dal Mulino, di David Gentilcore.


Ne vien fuori un ritratto a tutto tondo, con tanto di notizie e curiosità amene, dell'umile tubero. Che si è davvero conquistato il posto che oggi occupa attraverso un lento cammino: prima di arrivare ad essere la delizia agognata di bambini ed adulti, la 'trasgressione' che va fatta per il benessere psicofisico, il cartoccio di frites, untuoso sì ma saporitissimo, con o senza salsa rubra, o il gratin dauphinois, il piatto francese originario della regione del Delfinato a base di patate e di crème fraîche. Oggi noi tutti abbiamo superato il complesso di inferiorità della patata, relegata a mangiata non nobile, molto 'saziante' e soprattutto tipica dei gusti germanici. I tedeschi nel nostro immaginario sono tondi, se non obesi, amanti di Kartoffeln bollite, il loro pane quotidiano.


Nel lessico quotidiano, si sfrutta la patata per contesti non certo sublimi.


L'espressione è una patata non suona certo un apprezzamento, sta ad indicare una persona goffa. Gadda la sostituisce addirittura al nome, spersonalizzando così l'individuo: Lì, mormoró la patata: più con un'alzata della capa, mentone poco ce ne aveva, che con un moto delle labbra accennó a sotto il letto.


Cletto Arrighi la introduce per conferire un che di patetico e compassionevole alla scena: Vedendomi mi venne incontro (il tenente) e mi gettó le braccia al collo come avrebbe fatto con un fratello. - Povera patata! Bisogna confessare che individualmente son la gran brava gente!


L'espressione patata bollente sta ad indicare ben altro che la fragranza di una sfarinata in bocca: significa un piatto che nessuno vorrebbe, una matassa ingarbugliata che non si puó districare. Rese autorevole l'espressione Salvatore Tropea in un articolo pubblicato su «Repubblica» nel 1980: I giudici torinesi sono abbottonatissimi: sanno d'avere in mano una patata bollente che in passato qualcuno puó aver lasciato fin troppo nella brace per ragioni che le indagini dovranno chiarire.


Penso che in questi giorni ci sia un italiano che non vorrà proprio vedere sul suo desco le patate, foriere di... scenari non certo riposanti. Questo italiano è Giorgio Napolitano, che ha già per le mani una patata bollente. E che patata!


cetta berardo

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