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Peperone Cuneo o Carmagnola?


Giovedì 12, Ottobre 2017
in  Cucina Piemontese


La domanda, titolo dell'articolo è una provocazione o semplicemente una constatazione di fatto? Sono due grandi ortaggi della Regione Piemonte, uno della provincia di Torino ed uno della provincia di Cuneo. Il peperone di Carmagnola ha una grandissima fama e la fiera per la sua promozione fa giungere nel paese gente anche da molto lontano. Il peperone di Cuneo vive più nell'ombra, molti lo chiamano quadrato con tre baffi, altri il peperone dei baffi, ma resta pur sempre di fatto eccezionale perché spesso, polposo eccezionale per fare abbrustolito e il classico peperone nella bagna caöda, che come diceva mio padrino: 'era la giusta morte!'' Non posso dimenticare quando, molti anni fa, lo vedevo protagonista nelle prime colazioni all'alba con acciughe, aglio schiacciato non affettato, sale, acciughe, uno spruzzo d'aceto e grandi fette di pane abbinato a un buon bicchiere di barbera. Questa era la colazione prima di avventurarsi nel duro lavoro dei campi o nella stalla nel periodo di fine agosto. Gli anni sono passati, velocemente, troppo velocemente e queste colazioni le nuove generazioni le hanno sostituite con brioches confezionate e latte. Sono cambiati gli uomini, sono cambiati gli sforzi nei campi perché molti si avvalgono della collaborazione d'indiani, altri di africani e a loro queste colazioni ipercaloriche verranno offerte?
Allora i contadini avevano il pollice con la gobba perché si creava una sorta di callo per chi mungeva a mano, inoltre i fisici erano asciutti con muscolatura piuttosto sviluppata, oggi le macchine hanno sostituito l'uomo e dove non si puó arriva l'extracomunitario che provvede la sostituzione. Il peperone di Carmagnola, quest'estate nei campi molte volte ho visto i negri africani che raccoglievano, così per i campi coltivati a pomodori di Cavallermaggiore. Moltissimi, durante la notte li vedevo pedalare a bordo della strada senza fanali e solo per alcuni, in fila indiana erano muniti di giubbotto giallo con strisce bianche fosforescenti.
La gente si lamenta, alcuni urlano via dall'Italia, ma questi lavori, oggi che moltissimi italiani disdegnano preferiscono continuare a percepire la disoccupazione piuttosto che raccogliere pesche, pomodori a sol cocente, altri preferiscono la paghetta dei genitori, altri parlano e diffamano perché dopo i politici ci restano solo loro come chiacchiere negative al bar dopo il caffè e la brioches che la brava moglie non offre più al tavolo prima del lavoro giornaliero. Solo i peperoni sono rimasti gli stessi, profumati, croccanti e soprattutto invitanti, terribilmente invitanti. Entrando in Carmagnola, giungendo da Torino, una contadina dai capelli biondi e braccia che ti fanno capire che la terra è stata proprio da lei lavorata, ti offre questi peperoni a prezzi modici, molti lontani da quelli che noi vediamo nei negozi.
Tu vedrai, il trattore, l'esposizione poco curata, il telone verde che dona l'ombra alle cassette che trasbordano di peperoni di Carmagnola o quelli quadrati con grandi baffi, e lei che non ti dirà mai di Cuneo. Quando ti avvicini, senti il loro profumo e l'acquolina ti viene alla bocca, io mi sono domandato perché non ha una scodella con dell'olio e sale per fare immediatamente un pinzimonio?
Un angolo agricolo in piena città, mi piace ed è terribilmente fuori posto che, risalta ed esalta esattamente la vita e la figura della contadina, non truccata, con mani che hanno lavorato la terra, orgogliosa della sua vita. La Città di Carmagnola sembra scomparire, dietro a quel quadro di serenità e identificazione del proprio io, dell'essere quello che si è senza voler sembrare diverso.
Oggi nel mondo dell'immagine e degli abiti firmati, di tendenza, dell'infelicità, dell'egoismo, della carenza e mancanza dell'appagamento della propria esistenza, la contadina del peperone insegna, che la sua vita con il continuo contatto con la realtà della terra, la sua vita è stata radicata come la pianta, alla realtà della vita quotidiana.
Il peperone di Carmagnola o di Cuneo, non ha importanza purché non sia merce solo per arricchire le grandi imprese industriali e far dimenticare le mani con cui è stato seminato, curato, raccolto e poi amorevolmente venduto. È storia di tempi passati, ma molto radicato ancora, in piccole fattorie.

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