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Perché tutti amano il sushi?


Giovedì 6, Febbraio 2014
in  Leggere con gusto


Piace veramente o fa tendenza? Il nome è ostico, ma come avviene per tutti i termini stranieri, è chic usarli, potenziarli, abusarne. In nome della modernità. Questa volta il nome non è vuoto o banale, si tratta di un pieno gustoso. Mi riferisco al sushi, il cibo a base di riso insieme ad altri ingredienti come pesce, alghe, vegetali o uova. Il ripieno puó essere crudo, cotto o marinato e puó essere servito appoggiato sul riso, arrotolato in una striscia di alga, disposto in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di tofu. Bello a vedersi, il piatto acquista fascino. E' uscito recentemente un libro che mi ha fatto ripensare al sushi: Dietetica e semiotica, a cura di Mangano e Marrone. Semiotica, questa sconosciuta, che studia il significato delle parole e il senso delle cose e dietetica, la regolazione del cibo, che nasconde la fatica del dimagrire. Oggi si suggeriscono diete tra loro contradditorie: a base di cibo cotto, di cibo crudo, diete vegane o iperproteiche, diete bio o artificiali. Se lo scopo fosse soltanto quello di dimagrire, allora basterebbe mangiare di meno e meglio. La semiotica peró ci fornisce un'ulteriore spiegazione: dieta significa prendere in mano la propria vita, darle un tempo misurabile, un ritmo, una direzione di senso. La semiotica ci dice anche altro, ad esempio ci illumina sulla costruzione di tendenze. Perché tutti amano il sushi? Anch'io me lo chiedo. Forse perché è il colore in tavola e il piatto deve sorridere allo sguardo! Perché fa bene e ha poche calorie, dicono in molti. Perché contiene una filosofia e un modo di vivere diversi. Rappresenta la freschezza, la genuinità, la leggerezza, ha un gusto delicato e armonico. Difficile crederlo, ma è possibile innamorarsi del sushi. Di sicuro trasmette allegria e dà un tocco diverso al luogo che più ci è abituale, la cucina.


'Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile, le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare'. Così immagina la 'sua cucina' Banana Yoshimoto che in Kitchen ci fa metaforicamente gustare sushi, tofu fritto o in umido e tenpura, accompagnati dal tè al gelsomino.

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