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Povero tra i poveri


LA SCOMPARSA DI PADRE VANZETTI - Da mezzo secolo missionario in Bangladesh

Giovedì 25, Ottobre 2007
in  Vita Ecclesiale



SALUZZO- Domenica 21 ottobre abbiamo celebrato nelle nostre Chiese la Giornata missionaria mondiale e lo slogan di quest'anno era 'Tutte le Chiese per tutto il mondo'. Abbiamo pensato e pregato per i nostri missionari operanti nelle varie Chiese missionarie.


Lunedì 22 ottobre, di primo mattino, ci è pervenuta la triste notizia della scomparsa di padre Giovanni Vanzetti nella sua amata missione del Bangladesh. Con fiducia abbiamo affidato al Signore questo missionario che si è fatto 'bengalese in mezzo ai bengalesi', condividendo la loro vita, le loro speranze, adoperandosi per migliorare la qualità della vita, e soprattutto portando loro il lieto messaggio del Vangelo.


Padre Giovanni Vanzetti era nato a Savigliano il 15 giugno 1925, dove la famiglia si trovava temporaneamente per lavoro. Frequentó poi le scuole elementari a San Firmino di Revello. Il parroco di San Firmino, don Giovanni Pettinatti, intuì le belle doti presenti in questo ragazzino e, al termine delle elementari, gli fece conoscere i primi elementi di latino. L'anno seguente il ragazzo entró nel Seminario diocesano di Saluzzo, per iniziare gli studi verso il sacerdozio. A San Firmino molti ricordano don Giovanni con sincero affetto e lieti di accoglierlo nelle sue rare visite, per sentire dalla viva voce l'esperienza del lavoro nella sua missione.


Terminati gli studi liceali, nell'ottobre del 1946, sull'esempio di padre Francesco Lerda e di padre Secondo Einaudi che l'avevano preceduto di un anno, scelse di entrare nel Seminario teologico del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), perchè questo istituto preparava i sacerdoti diocesani votati alla missione. Venne ordinato prete il 25 giugno 1950 a S. Eustorgio di Milano dal beato Cardinale Schuster. Il suo desiderio di partire subito per la missione venne posticipato per un po' di tempo, perché doveva accompagnare come prefetto i chierici del Pime nella casa di Genova. Nelle vacanze estive dei seminaristi egli andava in Inghilterra a imparare la lingua inglese perché, finalmente, era venuto il momento tanto atteso di poter partire per l'India. Nei giorni precedenti la partenza la sua destinazione venne cambiata e così il 29 giugno 1955 partì per l'attuale Bangladesh (allora Pakistan orientale), nella diocesi di Dinaspur, dove egli lavoró in cinque missioni diverse sempre in mezzo alle tribù indigene degli Orau e dei Santal. Giunse in una zona dove le strade e i ponti erano praticamente inesistenti, dove mancava la corrente elettrica e dove solo pochi potevano frequentare le scuole. Durante la guerra con l'India egli seppe farsi profugo insieme ai suoi cristiani profughi, condividendo tutti i rischi e la povertà della sua popolazione. Ritornava in Italia raramente e, con gli aiuti che riceveva, era riuscito a creare dal nulla dispensari, scuole, e chiese. Nella penultima visita in Italia aveva espresso desiderio di essere inserito nel presbiterio diocesano come sacerdote 'Fidei donum', pur rimanendo sempre membro del Pime. Questo desiderio si è potuto realizzare ed egli era contento di sentirsi figlio della nostra diocesi che l'aveva sempre sostenuto attraverso la Quaresima di Fraternità. Padre Vanzetti non chiedeva, ma essendo nota la situazione nella quale operava, veniva sempre inserito nelle intenzioni quaresimali.


Il suo motto missionario, che lo portava a condividere la vita della gente, era 'gioire con chi gioisce e piangere con chi piange' (Rm. 12,15). Ha vissuto la povertà evangelica in modo radicale, senza mai chiedere nulla a nessuno. E' vissuto povero e voleva morire povero in mezzo ai suoi cristiani. I membri del Centro missionario diocesano erano andati a visitare la sua missione e si erano resi conto della sua serena povertà vissuta con pieno abbandono alla Provvidenza divina.


Nell'incontro estivo di quest'anno a Rore, al quale partecipó, confermó la sua volontà di tornare in Bangladesh e lì morire. Il Signore l'ha esaudito!


Tra i sostenitori della attività missionaria dobbiamo ricordare in modo particolare il gruppo missionario di Villanovetta, dove vivono i suoi parenti. Ad iniziare dagli anni '70 ogni anno questo gruppo missionario mandava a padre Giovanni Vanzetti (e anche a suor Germana Perona in Madagascar) una somma cospicua, frutto delle offerte di ragazzi, di famiglie, di pensionati, che in occasioni liete e tristi si ricordavano di lui.


Era ritornato in diocesi nella primavera scorsa, sottoponendosi ad alcuni esami, ma aveva l'urgenza di ritornare nella nuova missione di Pac Potur, dove è poi arrivato nel mese di luglio. Prima era stato chiamato a guidare due pellegrinaggi dell'Opera Pellegrinaggi Torinesi a Lourdes e a Fatima, dove molti pellegrini rimasero profondamente toccati dalla sua testimonianza. A Pac Potur stava iniziando una nuova missione con circa 200 famiglie, che avevano espresso il desiderio di conoscere il Vangelo. Lì aveva avviato la costruzione di una casa di tre stanze per potervi risiedere ed accogliere qualche malato.


Il Signore l'ha chiamato a sé lunedì 22 ottobre, mentre stava celebrando la Liturgia delle Ore nella sua capanna. E' morto improvvisamente con il breviario tra le mani. Certamente la sua morte è stata un passaggio al premio eterno, accompagnato da tanti poveri a cui padre Giovanni Vanzetti aveva fatto conoscere il Signore in questi 52 anni di missione. Una vita donata a Dio e all'avvento del suo Regno. Il Signore l'ha voluto con sé in questo mese missionario ed è significativo che egli sia morto dopo aver pregato e fatto pregare per le Missioni.


La sua memoria rimanga viva in mezzo a noi e ci auguriamo che dalla sua testimonianza cristiana possano sorgere nuovi cristiani e missionari in Bangladesh, perché 'il seme caduto in terra non muore, ma produce molto frutto' (Gv. 12,24). Riposa in pace, caro padre Giovanni, e dal cielo dove ti pensiamo continua a pregare per la nostra Chiesa diocesana, perché sia sempre missionaria.


oreste franco

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