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Psicopatologia della società


Giovedì 30, Aprile 2015
in  Libera-Mente


Se dovessimo provare insieme ad impegnarci in una diagnosi sulla mente del mondo che cosa vi verrebbe in mente?


No, non da quel punto di vista. È vero, il pianeta ha la febbre (surriscaldamento globale), ma questa è più una diagnosi organica; per intenderci, quella che potrebbe fare un medico sul corpo della terra. Intendo dal punto di vista mentale...


Disturbo d'ansia generalizzato dite; uhm, in effetti ci sta:


-ansia e preoccupazione eccessive (attesa apprensiva), che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, a riguardo di una quantità di eventi o di attività;


-irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno;


-l'ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.


Davvero il mondo soffre d'ansia generalizzata? Viviamo nell'era dell'immediatezza, del tutto e subito, della frenesia, della noia, della perdita di senso nell'oblio dell'attesa...?


Forse... Magari una buona fetta di mondo... Io avevo in mente più una diagnosi che ha a che fare con la giustizia... E se il mondo soffrisse di ingiustizia?


La risposta psicofisica e neurofisiologica umana all'ingiustizia subita, o anche semplicemente percepita nell'aria, puó assumere due direzioni: indignazione e indifferenza. Mentre l'indignazione prende forma con l'attivazione automatica del sistema nervoso autonomo ortosimpatico e puó avere come correlati emotivi la rabbia, l'ira, il disprezzo, ecc..., l'indifferenza si manifesta attraverso ció che la psicologia definisce come impotenza appresa di matrice parasimpatica.


La cronicità dell'indignazione puó sfociare nella rabbia disregolata, negli scoppi d'ira e violenza verbale, fisica o psicologica...


Sono comportamenti che riconoscete attorno a voi? Vi dicono qualcosa?


L'indifferenza è più preoccupante, in quanto meccanismo che preclude potenzialmente ogni alternativa di cambiamento. Quella forma di ingiustizia è diventata tragica normalità. Non mi fa più né caldo né freddo. Vuota abitudine. Dal punto di vista comportamentale si parla di abituazione allo stimolo.


'No, io non sono indifferente a ció che ho attorno. Non sono affetto da questa forma di psicopatologia della società consumistica...'


L'indifferenza è come l'Aids; uccide lentamente, subdolamente, silenziosamente. Assopisce l'animo umano nel torpore del nulla fino alla condizione più atroce che la mente possa subire: la negazione della persona. L'assenza di relazione intesa come incontro. Quella solitudine vuota e priva di senso. 'Tanto amara che poco più è morte', e Dante lo sapeva...


L'indifferenza ci porta ad essere soli mediante l'annullamento del riconoscimento del conspecifico. Attraverso la disattivazione di quei circuiti cerebrali (limbici) che ci identificano in quanto 'Animali sociali'.


'Va bene, ma come possiamo renderci conto se questo stato è attivo in noi?'


Provate a monitorare la vostra mente e il vostro corpo mentre ascoltate abituali notizie di cronaca nera; magari di fronte a un 'Cibo caldo e visi amici', come scriveva chi la negazione dell'uomo l'ha sperimentata sulla pelle. Davanti a stragi di innocenti e corruzioni di potenti; abusi su indifesi e guerre di potere...


Provate ad uscire per strada soffermandovi per un istante sugli sguardi della gente, non di tutti, di fronte a mendicanti sinceri e non di professione...


Forse, là, più o meno lontano da voi, conoscerete l'indifferenza...

 

Fabio Borghino

 

 

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