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Quadranti solari da scoprire


Giovedý 21, Marzo 2013
in  Stella Stellina



Alcuni fan bella mostra di sé sui monumenti di paesi e città; altri son descritti in vecchi trattati di gnomonica, altri ancora sono appena citati su antichissimi testi. Scoprirli ha il sapore di una splendida avventura culturale. Sono orami molti anni che l'Unione Astrofili Italiani (U.A.I.) ha avviato la ricerca di quadranti solari allo scopo di effettuarne un censimento e di ricavarne un archivio fotografico.


Non sorprende che siano stati gli astrofili ad avviare tale ricerca se si tiene conto del fatto che il quadrante solare è essenzialmente uno strumento astronomico rivelatore di movimenti di corpi celesti, una stella o un pianeta: il Sole o la Terra. Essendo peró uno strumento misuratore del tempo la sua rilevanza trascende in campo puramente astronomico per interessare altre scienze quali la matematica, la trigonometria, la geometria e per divenire anche, in conseguenza della sua ampia diffusione, oggetto di ricerche storiche, architettoniche, archeologiche e letterarie.


È stato perció seguito con interesse il primo Congresso Internazionale di Gnomonica tenutosi qualche anno fa a Padova presso il Centro Beltrame dove c'è stato un utile scambio di studi sui quadranti solari e di contributi dal taglio prevalentemente storico-archeologico. Anche la ricerca dei quadranti solati condotta dall'U.A.J. è stata considerata in quella sede, allo scopo di chiarire sia i risultati raggiunti che le possibili vie di sviluppo ulteriore. L'aspetto prioritario della ricerca è il censimento dei quadranti solari esistenti, censimento che sinora è stato condotto con la partecipazione dell'U.A.I. di astronomi di studenti, che ha consentito di superare abbondantemente il traguardo dei mille quadranti censiti.


Naturalmente mentre è standardizzata la metodologia di rilevazione e di raccolta dei dati, sui modi concreti di operare, di viaggiare, esplorare, intervistare, fotografare, ha piena libertà di spaziare la nostra fantasia. Probabilmente in questa forma di libertà consiste un po' della segreta attrattiva della ricerca, questa ricerca è ricca di aspetti multiformi, di ordine ambientale, architettonico, scientifico e culturale in genere di un fascino che mai ci si sarebbe aspettato d'incontrare. E poi la ricerca bibliografica, la scoperta in loco, l'interpretazione e la riduzione dei dati la scoperta del significato geometrico e fisico della bellezza in molti casi, dei siti esplorati, tutto questo conferisce al lavoro una valenza culturale profonda non disgiunta, forse, da un senso quasi avventuroso dell'operare.


Ma se il censimento è l'attività prevalente di questa ricerca, è pur vero che si possono approfondire anche altri studi, come per esempio quello sui quadranti solari antichi per saperne di più sulla loro storia, la loro origine e sulla diffusione nei tempi remoti e presso civiltà diverse. Qualche ora in Biblioteca ed in Museo è sufficiente a stimolare l'interesse e la curiosità.


Si tratta, è vero, di un lavoro che si svolge a tavolino, su testi e reperti, a differenza del censimento fatto di passeggiate all'aria aperta e di autentiche cacce fotografiche; ma lo studio delle antichità ha notevole importanza in quanto mira ad illuminarci sull'importanza storica dello strumento e sulla necessità di valutare i significati ambientali e culturali, e quindi i problemi di conservazione che tali strumenti pongono.


Ad esempio, riporto due lavori ultimati qualche anno fa: il censimento del quadrante del Duomo Vecchio di Molfetta e la ricostruzione, in base alla lettura di testi greci e romani, del Polos, un antichissimo quadrante solare. Il quadrante solare posto sul Duomo Vecchio di Molfetta valorizza ed a sua volta è valorizzato dalla Chiesa medesima di età vetusta (secolo XII) e d'importanza notevolissima nel romanico-pugliese. Ma c'è di più: la Chiesa fa parte del Borgo medievale, anch'esso singolare perché del tipo 'a spina di pesce' ed anche perché è uno dei pochissimi borghi conservati e tuttora abitati. Esiste cioè un legame ancora vivo nel Borgo col Duomo e quindi con lo strumento solare la cui ubicazione sul portale, una volta ingresso principale, serve a sottolineare l'importanza e l'utilità pratica ad esso attribuiti.


L'epoca di costruzione del Duomo, spiega la semplicità tecnica del disegno (mancano ad esempio le cifre) ma nello stesso tempo sta alla base della sua singolare fattura artistica, esso è infatti scolpito nella pietra con scanalature a conchiglia e con al centro una testa di donna che porta lo stile. Le sue ridotte dimensioni di appena mezzo metro di diametro con collocazione alta, a circa sette metri da terra, ne fanno un oggetto dotato di notevole grazia estetica, raro esempio soprattutto di quell'epoca.


Nei paesi vicini vi sono altri quadranti di tipo simile, in pietra; ma sono di fattura semplice e sembra non più incisi che scolpiti, come alla Cattedrale di Altamura (sec. XII-XIII), al Monastero di S. Benedetto a Conversano (sec. XI-XII) ed altri ancora. Questi quadranti con disegno a raggiera presentano molte similitudini sul piano tecnico e costruttivo, inoltre ricordano singolarmente dei quadranti diffusi in Gran Bretagna e chiamati col nome di scratch, anch'essi a raggiera ed incisi su pietra, è arduo peró immaginare un collegamento. Ma torniamo al nostro quadrante di Molfetta per scoprire una singolare coincidenza: esiste un quadrante solare perfettamente identico a pochi chilometri su un'altra cattedrale del romanico-pugliese, la Cattedrale di Ruvo di Puglia, risalente alla stessa epoca.


Viene così fuori un imprevisto gemellaggio; l'asportazione del quadrante di Ruvo della testa di donna nulla toglie, all'identità che è evidentissima. Quale spiegazione ha questo fatto? Vi è un legame solo nella persona dell'artista, nello stile delle Chiese o anche nelle aspettative della gente? Qual'era l'impiego pratico di questi quadranti? Puó di qui partire uno studio, un approfondimento che ciascuno puó proseguire.


E che dire, per esempio di un'altra singolarità del fatto cioè che nell'abside del Duomo di Molfetta è scolpita una figura umana con in mano uno strumento misuratore del tempo che veniva colpito dalla luce del Sole nascente il giorno dell'equinozio? Cosa puó significare questa ulteriore conferma del gusto del 'solare'?


Come ben si vede la ricerca e il censimento possono andare al di là dell'Archivio per giungere ad una migliore conoscenza dei nostri beni culturali locali.


Umberto Paoli

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