DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE        Via Parrà, 9 - 12037 Saluzzo (CN) - Tel. 0175.42556 - Fax. 0175.43440

Quando Sirio ha cambiato colore?


Giovedý 4, Aprile 2013
in  Stella Stellina



Sirio, la più brillante stella del nostro firmamento, splende nel cielo invernale come un diamante bianco azzurro, è una stella di prima grandezza, distante dalla Terra dai sette agli otto anni luce, ormai al suo tramonto, è ancora visibile nella tarda notte, già con le prime luci dell'alba.


Oggi basta un'occhiata per convincersi di questo suo colore decisamente bianco, ma forse non è sempre stato così, forse i nostri antenati la vedevano rossa e ancora più splendente, un magnifico rubino di cui oggi non abbiamo uguali nel cielo. Il colore di Sirio nell'antichità costituisce infatti un annoso problema per gli astronomi dato che molte fonti di origini diverse (egizie, babilonesi, romane) attribuiscono a Sirio, in maniera più o meno chiara, il colore rosso, la più autorevole di queste fonti è senza dubbio Tolomeo che nel suo Almagesto colloca Sirio nel gruppo delle stelle rosse assieme a Betelgeuse, Aldebaran, Antares, Arturo e Polluce. Le prime tre stelle di questo gruppo sono chiaramente rosse anche ai nostri giorni mentre le ultime due ci appaiono giallo arancioni. È chiaro che se prendiamo per buone queste antiche testimonianze dobbiamo concludere che Sirio ha cambiato colore, perlomeno dal giallo-arancio al bianco-azzurro, negli ultimi duemila anni; un tempo piuttosto breve in termini astronomici, tanto da rendere difficile un'interpretazione fisicamente coerente del fenomeno.


Recentemente questo tempo, già così scomodamente stretto, è stato ulteriormente accorciato dalla scoperta di un monoscritto medievale in cui Sirio viene ancora descritta come rossa. La notizia di questa scoperta è stata data da Wolthard Schlosser e Werner Bergmann, rispettivamente del dipartimento di fisica astronomia e del dipartimento di storia della Università della Ruhur di Bochum in Germania Federale. Si tratta di un monoscritto attribuito al monaco Gregorio di tours, vissuto all'incirca dal 538 al 593, ritrovato nella biblioteca di Bamberg e intitolato 'De cursum stellarum ratio'. È un'opera scritta ad uso dei monasteri, per fornire una guida al corretto svolgimento delle funzioni notturne e che per questo fa riferimento al sorgere in cieli di diverse costellazioni nei diversi mesi dell'anno, in essa Sirio non è indicata con nessun nome noto dalla precedente tradizione classica o babilonese tanto che i due ricercatori si sentono di escludere un'influenza di scritti precedenti, almeno nello specifico caso di Sirio, sul monaco Gregorio.


La nostra stella è comunque facilmente individuabile dalle indicazioni sull'ora del suo levare e dei suoi tempi di visibilità e viene indicata con il nome di 'Rubeola o Robeola' una chiara allusione, secondo Schlassen e Bergmann, al suo colore rosso.


Naturalmente i due autori non mancano di sottolineare che questa più recente e a prima vista del tutto indipendente, documentazione del colore rosso di Sirio, ripropone drammaticamente il problema del cambiamento di colore di questa stella riducendo oltretutto il tempo passato dall'evento a meno di 1500 anni. La soluzione del problema puó sembrare a portata di mano quando si consideri che Sirio è in realtà una stella doppia in cui la compagna più debole Sirio B, è una nana bianca.


La teoria dell'evoluzione stellare prevede che questa fase finale della vita di una stella, sia preceduta da un periodo in cui la combustione dell'elio nel nucleo stellare è accompagnata da un notevole aumento di volume della stella e da un abbassamento della sua temperatura superficiale: è il periodo in cui la stella diventa una gigante rossa. Durante questa fase di gigante rossa la luminosità di Sirio B doveva naturalmente essere molto superiore all'attuale, e superiore anche alla luminosità di Sirio A.


Schlosser e Bergman ritengono che a quell'epoca la magnitudine apparente di Sirio potesse essere circa-4, sufficiente a rivaleggiare con Venere e a rendere la stella visibile anche di giorno, almeno in condizioni favorevoli. L'ipotesi è affascinante anche perché in accordo con quanto si puó desumere da alcuni antichi documenti babilonesi. Ai nostri antenati la calda e bianchissima Sirio A appariva quindi immersa nei rossi bagliori di Sirio B, che stava vivendo i suoi ultimi anni di splendore come gigante rossa prima di ridursi al piccolo e pallido astro che è ora così che l'intero sistema appariva decisamente rossastro.


Questa idea per spiegare il cambiamento di colore di Sirio non è certo nuova, venne elaborata nei dettagli dall'astronomo austriaco K.D. Rakos che pubblicó i suoi risultati nel 1974 in un lavoro in cui avanzava l'ipotesi che la trasformazione di Sirio B in nana bianca fosse avvenuta circa 2000 anni fa.


Purtroppo peró questi risultati non ressero a successive critiche e revisioni che tesero a collocare tale trasformazione ben più lontano nel tempo, addirittura alcuni milioni di anni fa; molto tempo prima che qualunque storico e astronomo o monaco potesse osservarne la fase di gigante rossa di Sirio B.


Il problema quindi rimane e Schlosser e Bergmann con il ritrovamento del manoscritto di frate Gregorio hanno contribuito ad aggravarlo.


Umberto Paoli

CorrierediSaluzzo.it è una testata giornalistica.
P.Iva - Cf. - Reg. Imprese CN n. 01893690048
Rea n. CN-142932
Direttore Responsabile: Mario BANCHIO
email: redazione@corrieredisaluzzo.it

Contatta la redazione

© SOCIETA' EDITRICE SALE E LUCE - SOCIETA' COOPERATIVA - Tutti i diritti riservati - Note legali - Area riservata -   Esci
powered by Leonardo Web s.r.l. - MANTA (CN)