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Quando gli hobbit hanno fame...


Giovedì 9, Aprile 2015
in  Leggere con gusto


Nei periodi bui, il romanzo fantastico ci soccorre, ci trasporta in un mondo altro, ci fa dimenticare il presente. Come il romanzo di Tolkien, Lo hobbit. Che anche gli hobbit abbiano fame, è una notizia che ci conforta. Che poi siano golosi di dolci, ci esalta. Bilbo Baggins, un po' di pancia e le gambe corte, una faccia tonda e gioviale, orecchie leggermente appuntite ed elfiche, capelli ricci bruni, i piedi dalla caviglia in giù, coperti di peli bruni, non un nano, non un elfo, ma un nostro quasi antenato, ama la tavola e nella sua cucina trascorre molto tempo.


Con lo stregone Gandalf, un vecchio dalla lunga barba bianca, condivide una colazione a base di pan di spagna e birra, con dei nani che lo attorniano e ne affollano la cucina. In tutto il romanzo, a sostenere il nostro eroe per caso, giunge il cibo, con i gusti dolci, la marmellata di lamponi e torta di mele e i gusti salati, pizza e formaggio, polpettone ed insalata.


Gandalf dall'alto della sua autorità ordina di tutto e di più: le uova, il pollo freddo, i sottaceti. E non bastano le riserve di Bilbo per quella tavolata allegra formata dallo stregone e i tredici nani che divorano tutto, pur continuando a rimanere piccoli e minuti. Gli Uomini Neri, dalle grosse facce volgari, che vivono nel bosco magico, vengono colti mentre stanno arrostendo dell'abbacchio su lunghi spiedi di legno e si stanno leccando il sugo sulle dita. Il profumo nell'aria è appetitoso, invitante il barilotto di birra a portata di mano. Sono ormai stanchi di mangiare abbacchio, desiderano tanto carne umana. Bilbo e i Nani sarebbero dei bocconcini prelibati. Ma si dovranno accontentare soltanto dell'acquolina in bocca. Bilbo, i nani, gli Uomini neri sono come noi, sono allettati dagli aromi culinari, sono golosi e spesso dimenticano l'avventura per rifocillarsi. La tavola rappresenta la convivialità o la ritrovata armonia. Così nella casa dello stregone Beorn, l'omone dalla fitta barba nera, il banchetto, con la luce delle torce e del fuoco tremolante, diventa un momento di oralità densa di ricordi ed emozioni. Soprattutto miracolosi sono i biscotti degli gobbi, fatti con farina, burro, zucchero, miele, uova, buccia d'arancia grattugiata, nocciole tritate. La pasta distesa e tagliata a forma di sottili rettangoli, in forno per dieci minuti si trasforma in croccanti linguette che risuonano in bocca, inondano la cucina. Avvolte in foglie di banano, rendono la tavola una nube dorata, in cui evapora tutto: le risicate finanze italiane, i tagli a scuola, sanità e quant'altro, gli stipendi ridotti al lumicino. Se solo potessimo fare come gli hobbit!

 

cetta berardo

 

 

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