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Quando il 1° maggio si facevano i pic nic


Giovedì 2, Maggio 2013
in  Leggere con gusto



Suona un po' ironico celebrare quest'anno il primo maggio, nel corso di una crisi pesante. Chi il lavoro non ce l'ha, che cosa festeggia?


Le origini del Primo maggio come festività hanno la paternità francese, Parigi, 20 luglio 1889. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi. Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1° maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1° maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.


Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1° maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale! E' passata tanta acqua sotto i ponti, sono cambiati i tempi, le modalità, il significato. Ma la festa è rimasta e ha ancora per me un appuntamento importante: che il lavoro è fondamentale per la dignità delle persone. Al centro di ascolto della Caritas, accolgo e ascolto con umiltà persone che chiedono con occhi disperati soltanto lavoro. Ed io, con in mente, le parole di un tempo, mi sento impotente, piena di tristezza e, anche, di rabbia.


Quando ero giovane sposa, andavo con marito e bambina ai pic nic organizzati dalla Cgil: erano dei déjeuner sur l'herbe, rimasti bellissimi nel ricordo. Mia figlia, piccola, cicciottella, rideva, e mangiava fette di salame e salsiccia arrostita. Ignara, non capiva il senso del raduno, mi guardava e rideva: aveva negli occhi una luce gioiosa. Oggi, con tristi occhioni azzurri, è una precaria europea, con poche speranze di tornare in Italia e, forse, di avere un lavoro.


Ma i pic nic erano allegria, dove il cibo ben si sposava con l'atmosfera.


Il menù più appetitoso l'ho gustato anni fa a Roma: tra musiche, balli e tamburi, in un grande spiazzo intorno alle Terme di Caracalla, la cucina volante ci offrì conchiglioni, detti anche lumaconi: ogni lumacone aveva come ripieno un timballo di carne, con verdure triturate e formaggio. E la torta fragolina. Dolcissima. Si prepara in fretta, con ricotta, farina e zucchero, uova, confettura di fragole e una manciata di gocce di cioccolato.


In una ciotola, si lavora con la forchetta la ricotta, fino a farla diventare cremosa, si unisce lo zucchero, poi si aggiungono uova e farina, per i più golosi, le gocce di cioccolato; a impasto concluso, a cucchiaiate si deposita la confettura. La torta piace ai grandi e manda in visibilio i bambini. Fragolina Dolcecuore è la protagonista di una serie televisiva per bambini che si rifà alle illustrazioni di Muriel Fahrion, disegni che hanno caratterizzato gli anni ottanta e che venivano inserite soprattutto in biglietti d' auguri: una bimba dai capelli rossi, che vive insieme ai suoi amici in una città chiamata Strawberryland, dove frutta e dolci sono presenti in ogni angolo e dove è facile trovare succose fragole di tutte le dimensioni e di tutte le forme.


Cetta Berardo

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