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Quando il cibo è un'ossessione


Giovedì 29, Gennaio 2015
in  Leggere con gusto


'Il cibo era fatto d'amore. E l'amore era fatto di cibo e se riusciva a far smettere di piangere un bambino, allora non c'era niente di sbagliato'. Queste parole si trovano nel romanzo di Jami Attenberg, ambientato nel 2010 a Chicago, che tratta della storia di una famiglia americana di origine ebraiche nella sua lotta con il cibo. Una coppia benestante, Edie e Richard Middlestein, solida economicamente, bella casa, molti amici, un buon lavoro. Ma tutto si sfalda per la bulimia di Edie. Edie Herzen già da piccola è 'così compatta': la madre la nutre per placare il suo pianto ed Edie inizia a vedere il mondo in relazione a una fetta di pane con salsicce e anelli di cipolla grigliati: la prospettiva principale del suo essere. È tormentata dal cibo, pensa solo a quello e agisce di conseguenza e, se non riuscirà a smettere, non le rimarrà molto da vivere.


Ossessione cibo: il mondo assume la dimensione di una grande tavolata, che condiziona corpo e pensiero, che stravolge i valori, che rovina gli affetti. Ma perché Edie mangia così tanto fino a rischiare la vita? Renate Göckel ha scritto un saggio su questo argomento, Donne che mangiano troppo, dove attraverso la descrizione della psicoterapia di Anna K., affetta da bulimia, analizza i motivi che possono indurre una persona a cercare compensazione nel cibo. E dimostra che, individuando i problemi inconsci, è possibile eliminare questi disturbi e liberarsi della 'sindrome di dipendenza' dal cibo: legami profondi che impediscono alla personalità la conquista di una reale autonomia. Ma Edie non ha una terapeuta accorta e intelligente a fianco, o non vuole averla.


Quando il marito decide alla fine di lasciarla, tocca ai due figli prendere il controllo della situazione. Robin, la figlia, polemica e irrisolta ma generosa, non perdona il padre per la scelta fatta, di aver abbandonato la madre nel bisogno; Benny, un uomo tranquillo, padre di famiglia che è solito concludere le giornate con uno spinello, preferirebbe lasciare che le cose procedano per il loro corso. Sua moglie Rachelle, donna perfezionista e un tantino stressata, è decisa invece a salvare la suocera, ma la missione risulterà molto più ardua dell'organizzare la grandiosa festa per il b'nei mitzvah dei loro due gemelli. Nel frattempo Edie continua a mangiare e a ingrassare, ma forse- la sensazione si insinua gradualmente nel lettore- non è l'unica responsabile per quello che fatalmente succederà.


Un lato accattivante il romanzo ce l'ha, quello di avvicinarci alle portate ebraiche, come il dayenu, il piatto della Pasqua ebraica, molto semplice e parco: basta del pane azzimo fatto a pezzi nel brodo di carne. Dopo una ventina di minuti di cottura, si aggiungono le uova sbattute a parte e della polvere di cannella. Ne risulta una zuppa densa e saporita. Se accompagnata da arrosto di agnello poi, è pranzo prelibato.

 

cetta berardo

 

 

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