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Quando la cena è un pretesto


Giovedì 6, Novembre 2014
in  Leggere con gusto


Serve leggere per sviluppare la propria creatività in cucina? Io penso di sì, soprattutto leggere romanzi che non solo ci ispirano nuove ricette ma ci fanno riflettere come un pranzo vada al di là del valore nutritivo, della piacevolezza del palato, ma possa essere un modo per tessere relazioni o entrare nel cuore di un evento drammatico. Uno svelarsi attraverso il cibo. Questo avviene nel romanzo di Herman Koch, autore televisivo, giornalista, romanziere, La cena, una sorta di film che si gira a tavola. Quattro persone cenano in un ristorante di lusso. Si tratta di due fratelli con rispettive mogli che si ritrovano e conversano piacevolmente, mentendo a se stesse sul vero significato dell'incontro. A tavola le due coppie di genitori devono decidere il futuro dei propri figli. Perché i ragazzi hanno commesso qualcosa di imperdonabile, di gravissimo. E i genitori sono inchiodati alle loro responsabilità.


Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti.


Paul Lohman è il padre di Michael, Serge di Rick. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l'omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica.


Il dilemma è: coprirli o denunciarli? In una sorta di fotogramma, nella mente dei padri scorrono le immagini di un'educazione impartita, delle colpe e delle difese che scattano, dell'egoismo individuale e del futuro dei figli. Questo avviene tra una portata e l'altra, dall'antipasto al dolce. Il cibo in questo caso non addolcisce e non attenua il dolore. È un escamotage per nascondersi, per non affrontare la realtà. Intanto le fragranze delle ricette assumono un valore simbolico e una in particolare mi ha fatto pensare: la coscia di petto di pollo selvatico con rosmarino di bosco e salsa di succo di abete. Cosa mi suggerisce? La delicatezza della carne e il sapore di freschezza che viene dal bosco. Come si faccia la salsa di succo di abete non saprei. La ricetta sa di fiabesco, come in apparenza fiabesca è l'atmosfera ovattata della cena, come finti sono i genitori che si rivelano bambini in preda alla paura. Ma la coscia di pollo, quella sì è reale, compatta, solida, nella sua tenerezza. E il pollo si presta a tante versioni, arrosto, in umido, bollito. Invece i genitori de La cena di versione ne hanno una sola: quella di assumersi le loro responsabilità.

 

cetta berardo

 

 

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