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Quante cose, alla fiera...


Giovedì 11, Settembre 2014
in  Leggere con gusto


E' tempo di fiere e feste patronali, da san Chiaffredo a Saluzzo, alla Madonna dei fiori a Bra, momenti di socializzazione e di ricordi: tra il sacro e il profano, e la data delle ricorrenze a Bra e Saluzzo, l'8 settembre, è anche ricca di storia passata.


Ma queste fiere che vedono i paesi riempirsi, il passeggio è d'obbligo tra le bancarelle, sono anche un momento di riflessione: sanno di tuffo nel passato, le sagre paesane di un tempo, con le trovate choc: si trovano oggetti inusitati, miracolosi e i battitori si sgolano per richiamare gli acquirenti.


Un odore intenso di formaggio mi fa capire che non è solo il mercato della settimana, la fiera è qualcosa di più: è comprare un oggetto particolare, quello della nonna a prezzo basso, il cappello con veletta, il formaggio di montagna, la lavanda di Provenza, i tubini invernali a prezzo stracciato, la collana esotica, il paralume dipinto, la giacca stilosa in velluto vinaccio. Tutto questo e ancora di più. Tra la folla, ho intravisto donne marocchine, con velo e senza, migranti di colore che per un giorno abbandonano la bicicletta e dimenticano la ricerca inesausta del lavoro, qualche tedesco e inglese capitato per caso con guida in mano, un po' stordito. 'Dove si mangia tipico?' mi chiedono. C'è l'imbarazzo della scelta.


Alle fiere si approfitta per concedersi qualche trasgressione alla dieta: la barra di torrone, il megagelato alla stracciatella e pistacchio, una fetta volante di pizza al taglio nel cuore del pomeriggio, un panino con porchetta che stuzzica la sete.


Alla fiera, se fa bello, si esibisce l'abbronzatura estiva, s'indossano per l''ultima volta il jeans bianco, il vestito a fiori lungo.


Alla fiera si rivedono gli amici, si salutano conoscenti, insomma è un modo per tornare al quotidiano, dopo le vacanze. E' una festa che di religioso ha poco, ha tanto di profano, e di bisogno esistenziale: mimetizzarsi tra la gente, camminare e stare fuori casa per un giorno non rilassa ma eccita , è un modo per accantonare i tanti problemi.


Il banco con i grembiuli di scuola, neri, austeri, ricordano che il dovere si sta avvicinando: è l'ora di ritornare a faticare sui banchi.


Ho comprato un tomino di Melle, formaggio grasso a pasta cruda, ma morbido dentro. A quello fresco, privo di crosta, bianco latte, preferisco il prodotto stagionato, la cui crosta è ricoperta da un sottile strato di muffe bianche. Profuma di muschio e di sottobosco, l'aroma è quello del latte fresco, il gusto è dolce, debolmente acido. L'ho portato in tavola accompagnato da speck e uva, la frutta di settembre. Non ho cucinato, me la sono cavata con poco, ma con calorie in più, perché il tomino sazia davvero. Sempre che piaccia il formaggio.

Cetta Berardo

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