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Senza titolo


Giovedý 31, Luglio 2014
in  Libera-Mente


Vi presento flash di vita; frammenti di esistenza danzanti dal vuoto di una solitudine incompresa e impaurita come quella di un cucciolo braccato dal mondo, all'esaltazione di folle in delirio di fronte a una nuova era del rock.


Anni novanta, Nirvana, Kurt Donald Cobain.


Ricordate che una storia di vita è molto più di ció che sto cercando di narrare...


Infanzia: Sette anni e il divorzio dei genitori.


'Per qualche ragione me ne vergognavo. Mi vergognavo dei miei genitori. Non riuscivo più a guardare in faccia alcuni dei miei compagni di scuola perché desideravo disperatamente avere una famiglia normale. Mamma, papà. Volevo quel tipo di sicurezza, e lo rinfacciai ai miei genitori per parecchi anni'.


'Odio mia madre, odio mio padre, mio padre odia mia madre, mia madre odia mio padre, è semplice: vogliono che io sia triste'.


Attenzione, non arriviamo alla conclusione che un divorzio a sette anni conduca a ció che leggerete. Questa è la storia di Kurt. Il mondo è pieno di storie differenti tra loro come i cristalli della neve.


Adolescenza: vestiti e oggetti personali imballati in scatole di cartone fuori di casa.


'Avevo sempre desiderato provare l'esperienza della vita di strada, visto quanto era noiosa la mia vita di adolescente ad Aberdeen, ma non fui mai abbastanza indipendente per farlo. Facevo la fila per il buono viveri, vivevo sotto un ponte. Alla fine mi trasferii a Olympia'.


Ultima settimana e morte: la lettera all'amico immaginario d'infanzia per i fans, la moglie, la figlia e il mondo intero, prima del colpo di fucile alla tempia.


'Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po' vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso[ ] Ho bisogno di essere un po' stordito per ritrovare l'entusiasmo che avevo da bambino.'


Penso che con quello: 'Stordito' intendesse l'uso di sostanze che, dall'adolescenza, lo ha accompagnato fino alla fine dei suoi giorni. Fino all'eroina in vena. All'overdose. Esiste un punto di non ritorno nel cervello umano. Un'impronta biologica incarnata che segna il passaggio dalla libertà alla prigione del corpo e della mente e che le sostanze sanno bene come oltrepassare. Si chiama transizione dalla ricerca del piacere (in cui siamo ancora padroni di noi stessi e liberi di dare una direzione alla vita) alla fuga dal dolore. Quando l'eroina diventava fuga dal dolore anche per te, Kurt, non esistevano più il giorno e la notte. Nemmeno i sorrisi della tua piccola Frances. Nemmeno l'entusiasmo che avevi da bambino. Come lei nei tuoi occhi... Forse...


Potrei raccontarvi la dipendenza da uso di sostanze in mille altri modi. Ricerche, studi, teorie e quant'altro... Ho preferito scegliere le parole di chi l'ha sperimentata sulla propria pelle, cercando di assumere la posizione di osservatore non giudicante. Senza titolo. Vorrei chiedervi di fare lo stesso, perché, forse ve ne sarete già resi conto, il giudizio non fa che oscurare frammenti di realtà conducendoci su sentieri già esplorati senza perturbare. Senza trasformare.


Preferisco farvi leggere l'ultima parte della lettera d'addio:


'Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia. Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno puó farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l'idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. [ ] Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.


Pace, amore, empatia.


Kurt Cobain.'

 

fabio borghino

 

 

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