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Spaghetti per tutte le occasioni


Giovedì 15, Gennaio 2015
in  Leggere con gusto


Difficile salutare il nuovo anno con il sorriso. I morti sulla nave, le esecuzioni continue nel mondo siriano, i vigili romani che si danno per malati all'85%, gli omicidi a catena, i morti sulle strade. Difficile è pensare a un mondo più pulito, più etico, più giusto, a un benessere più diffuso. In questi giorni di sole e di riflessioni, ho rivisto un film, ormai parte dell'archeologia filmica, interpretato da Totó, il signore della risata, l'attore che riusciva a far ridere nel senso vero della parola. Antonio de Curtis aveva la comicità nel suo DNA e, in tempi di crisi, il comico puó farci 'patire un sacco di piacere'. La sua era la comicità difficile del far ridere, non la comicità banale e facile del deridere.


In Miseria e Nobiltà, è famosa la scena di Totó e gli spaghetti: presi a piene mani, addentati, in modo famelico, sazianti e soffocanti. Gli spaghetti aiutano a cambiare il colore al mondo. E se non si hanno quattrini, non si hanno blasoni, ma solo miseria e guai, li si prende con le mani e si gode. Dunque gli spaghetti sono importanti, non solo per Totó, anche per noi.


Dice Marotta in un suo godibile racconto: 'Figli miei, non mettetevi mai a piangere un morto (me per primo) senza spaghetti che puntellino l'ambascia di ognuno, senza un remoto odore di spaghetti che raggiunga e conforti la fiamma dei ceri. Non salse, non grassi: conditeli, per le veglie funebri, di sola ricotta.' Consiglia spaghetti sia per le nascite sia per le morti.


Anzi detta il suo testamento spirituale ai propri figli, che vede come unico valore proprio gli spaghetti: 'Chi entra in Paradiso da una porta non è nato a Napoli, noi il nostro ingresso nel palazzo dei palazzi lo facciamo scostando delicatamente una tendina di spaghetti; subito le nostre mamme ci staccavano dal seno e ci mettevano in bocca un frammento di spaghetto; prima lo avevano deterso con le loro labbra dal ragù; altrimenti si erano imitate a baciarlo. Io pure, cosa lascio ai miei figli se non gli spaghetti che ereditai? L'importante, dico, è che li adattiate sempre agli stati d'animo e alle circostanze. Non fate mai il passo più lungo della gamba. Spaghetti, sì, ma mettetevi una mano sul cuore: chi siete per volerli alla genovese, o alle vongole, o addirittura impallinati di salsiccia, o bluastri di olive di Gaeta e argentei di alici salate, o screziati d'indissolubile 'mozzarella' o (per amor del cielo!) al gratin? . Gli spaghetti che vi lascio sono fulminei e prudenti, spicci e al tempo stesso riflessivi, un'improvvisazione e una massima: sono il cibo ideale per chi ha sfacchinato dalla mattina alla sera e non ne puó più; sono gli spaghetti all'aglio e all'olio'.


Parole che per me sono il buon anno 2015!

 

cetta berardo

 

 

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