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Sperare anche piangendo


PASQUA 2015

Venerdì 3, Aprile 2015
in  Vita Ecclesiale


Di fronte al mistero si rischia sempre la superficialità. Di fronte alla parola 'speranza' si rischia la banalità. Papa Francesco ama ripetere: 'Non lasciatevi rubare la speranza!' Mi pare voglia dire: non possiamo essere dei rassegnati, crederci condannati ad una vita insignificante, ad un correre senza meta, ad un gioco di forze fisico-chimiche che tutto definisce e non lascia spazio ad un orizzonte in cui si possano rintracciare le nostre grandi parole: bellezza, pace, giustizia, verità, amore...
D'altra parte la speranza cristiana non ha a che fare con i diagrammi delle programmazioni o dei piani di sviluppo. Certo si fonda su qualcosa, ma si tratta di una presenza, di un evento che non possiamo ricondurre alle leggi della fisica, della chimica, dell'economia. La speranza cristiana si fonda su una croce e su una tomba vuota. Mette insieme la sofferenza, straziante e umiliante, del patibolo e la luce sfolgorante di una realtà che nessuno ha mai sperimentato. E' la Pasqua di morte e risurrezione. Per questo la nostra speranza è umile e povera. E' una speranza in cui si mescolano lacrime e riso di gioia, proprio come nel Salmo 126 'Chi semina nelle lacrime, mieterà con gioia'.
Mi hanno impressionato le parole che papa Francesco ha rivolto ai giovani, durante il viaggio nelle Filippine, nel gennaio scorso: 'Certe realtà della vita si vedono soltanto se gli occhi sono stati lavati dalle lacrime. Invito ciascuno di voi a domandarsi: io ho imparato a piangere? ... Se voi non imparate a piangere non siete buoni cristiani. E questa è una sfida. E quando ci fanno la domanda: perché i bambini soffrono? Perché succede questo o quest'altro di tragico nella vita? Che la nostra risposta sia il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere!'
La gioia della Pasqua non è una gioia ingenua. Non è la gioia illusoria di chi non riesce a cogliere i problemi del mondo e della vita. E' una gioia che si fa largo in mezzo alle fatiche, ai limiti, alle ambivalenze della storia umana. Gli occhi inumiditi dal pianto ci invitano a diffidare di una prospettiva facilona. Ma rimane vero che l'ultima parola è Vita, non Morte; è Luce, non Buio; è Bene, non Male. All'origine della nostra speranza c'è l'amore che si è manifestato sulla croce e c'è la forza che si è rivelata nella tomba vuota. Nella liturgia di Pasqua ascolteremo: 'La vita e la morte si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa'. E' questo il fondamento della nostra speranza. Auguro ai lettori del 'Corriere' di sperimentare che la luce della Pasqua puó rischiarare anche gli angoli bui della vita.
+ Giuseppe Guerrini Vescovo

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