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Tecnogranda rilancia


DRONERO

Giovedì 3, Ottobre 2013
in  Valle Maira


DRONERO - Nato a Genova nel 1962, laureato in Scienze Politiche, indirizzo Economico, Giorgio Diquattro ha legato gran parte della sua carriera professionale a Finpiemonte SpA, società finanziaria pubblica emanazione della Regione Piemonte che opera a sostegno dello sviluppo e della competitività del territorio piemontese. Oggi ricopre l'incarico di direttore generale di Tecnogranda Spa, parco Scientifico e Tecnologico per l'Agro-industria e gestore del Polo di innovazione agroalimentare regionale.


Nata nel 2002, operativa dal 2005, Tecnogranda raggruppa 400 soggetti tra imprese, centri di ricerca e laboratori specializzati, oltre ad ospitare 11 aziende incubate. Grazie al lavoro degli otto dipendenti - sei i tecnici- rappresenta, tra i dodici in Piemonte, il polo dai maggiori volumi sia per numero di associati che per mole di progetti sviluppati. Il prossimo 7 ottobre, presso la sede di Dronero, è in programma l'Assemblea dei Soci, sotto molti aspetti un momento cruciale per la società, dopo un periodo gestionale travagliato e seri problemi di bilancio che hanno imposto una inversione di tendenza, avviata a fine 2012, con l'elezione di un nuovo CDA, oggi presieduto da Maurizio Giuseppe Grosso (già presidente dell'Ordine dei Commercialisti della provincia di Cuneo), e la conferma alla direzione di Diquattro.


Dottor Diquattro, come sta Tecnogranda?


La situazione si è stabilizzata, innanzitutto dal punto di vista della gestione amministrativa. Anche economicamente la situazione si è stabilizzata, pur non essendo rosea. Ci tengo a precisare che Tecnogranda è un parco tecnologico. Questo genere di strutture non possono essere remunerative. Per intenderci, sono assimilabili al mondo della ricerca universitaria. Il nostro obiettivo è giungere nel medio periodo al pareggio di bilancio. Il piano industriale presentato lo scorso aprile prevede di arrivare ad un pareggio gestionale nel 2015. Ancora due anni di sofferenza e, se si riesce a mettere in campo tutti gli strumenti necessari, potremo dire di aver raggiunto il traguardo. Intanto, per farcela, abbiamo contenuto i costi al limite del possibile.


Conti in rosso nel 2011 e nel 2012. Come si spiega?


Con l'adozione di una diversa gestione contabile e di criteri di allocazione di alcune partite contabili. Nel 2011 la perdita così elevata (1.135.000 euro, ndr) è dovuta anche a questo processo. Nel 2012 la perdita è scesa a 837.000 euro, e anche in questo caso è dovuta a sopravvenienze passive, registrate in virtù di svalutazione di crediti. Il considerevole danno è stato coperto dal capitale sociale di Tecnogranda.

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