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Tutti i colori dello zucchero


Giovedì 30, Ottobre 2014
in  Leggere con gusto


Il titolo fa pensare alla dolcezza, che non è solo bianca ma assume i colori dell'arcobaleno. Ma la storia non è zuccherosa, è realistica e cruda, un tuffo nel recente passato, un filo di politica e un occhio sul lavoro.


Il romanzo Tutti i colori dello zucchero è di un esordiente Gaetano Sateriale, di Ferrara, ex lavoratore stagionale nell'industria saccarifera. Di qui il significato del titolo. Il protagonista Enrico è studente universitario, ma per non essere mantenuto agli studi decide di lavorare, di fare la campagna dello zucchero. La vita di fabbrica è dura, non certo melensa, soprattutto le notti sono pesanti, i filtri della raffineria rendono la temperatura equatoriale, l'aria irrespirabile. Sateriale riporta temi ormai al tramonto, la sicurezza sui luoghi di lavoro, la dicotomia tra lotte contro inquinamento e profitti d'azienda, il difficile mantenimento del posto di lavoro, come espressione di dignità e autostima. Affronta un argomento politico, le scelte economiche dell'Italia, che ha chiuso dissennatamente le industrie saccarifere per importare lo zucchero dall'estero. Questo il succo del romanzo, dove i colori sono i problemi aperti a cui non si danno risposte. Tra nostalgia delle lotte e rifiuto dell'estremismo, Enrico scopre gli operai in carne e ossa e le tante facce del lavoro: le competenze, la fatica, i pericoli. L'anno prima in quella fabbrica è morto uno di loro, dilaniato dagli ingranaggi di una grande pompa. Enrico vuole capirne di più e inizia una difficile battaglia alla ricerca della verità contro le resistenze dei dirigenti, il silenzio dei sindacati e il fatalismo degli altri operai. Un romanzo di formazione alla vigilia del terrorismo. Ma lo zucchero? Rimane l'amaro in bocca, leggendo il romanzo, mentre allo zucchero associo immagini belle dell'infanzia, il dolce che si unisce all'affetto e alle leccornie concesse. Come lo zucchero filato alla festa di paese: 'Collane di nocciuole, /zucchero filato a mano/ sullo spacco del masso/ miracolato che porta/ le preci in basso, parole/ di cerca che stilla, parole/ che il seme del girasole/ se brilla disperde' canta Montale.


A me piaceva, bambina, bere acqua e zucchero, contro l'anatema dei pediatri e dentisti, ma in quell'acqua dolciastra ritrovavo affetti, calore, presenza di madre, un riannodare i fili della mia piccola vita. Addolcire la pillola con lo zucchero: lo faceva mia madre per imbonirmi e convincermi a trangugiare medicine amare. Metaforicamente, è un elemento importante della relazione intersoggettiva attenuare la spiacevolezza di una situazione o di una notizia usano uno stile e parole delicate. Ma quando non è possibile, non c'è zucchero che tenga: 'Il Torrisi, pur addolcendo la pillola con lo zucchero di molte lodi, dichiaró all'immaturo autore che l'opera era più immatura di lui' riporta De Roberto. Quando è troppo è troppo.

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