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Un nuovo modo di pensare la Diocesi


ECCLESIALE

Giovedì 6, Febbraio 2014
in  Vita Ecclesiale


SALUZZO- Dunque la strada maestra che la diocesi di Saluzzo sembra intendere imboccare per il prossimo futuro, è quella delle Unità Pastorali. Per capire meglio cosa succederà in concreto, abbiamo rivolto alcune domande a don Marco Testa, Coordinatore della pastorale diocesana.


Che cosa sono le Unità Pastorali?


Un modo nuovo di pensare il territorio della diocesi. Sappiamo che cosa sono le parrocchie, un modello che regge ormai da secoli. Queste non saranno superate, visto che ne parlano ancora tutti i documenti del Magistero. Si puó pensare peró ad accorparle o a includerle in una nuova configurazione territoriale, l'Unità Pastorale appunto.


Ció non è forse già avvenuto in diocesi?


Certo. Facciamo un esempio: sul comune di Paesana esistevano cinque parrocchie. Quella di Pratoguglielmo fu soppressa già negli anni '80, così come quella di Agliasco. Le tre parrocchie rimanenti (Santa Maria, Santa Margherita e Calcinere) formano ora di fatto una Unità Pastorale, dove è cresciuta la collaborazione, varie azioni di Chiesa si fanno insieme, i preti e il diacono sono a servizio di tutte le comunità. Non è certo l'unico caso. Il processo di avvicinare parrocchie di uno stesso comune o geograficamente vicine potrà dunque proseguire ed estendersi. Nell'archidiocesi di Torino tutto il territorio è stato suddiviso in UP. Lo si puó fare anche da noi.


Non sarebbe un impoverimento per la Chiesa?


Questo è il punto decisivo. Riorganizzare il territorio è tutto sommato facile. Più impegnativo pensare il modo di essere Chiesa. Lo schema 'una parrocchia - un prete' puó essere ritenuto ideale, ma presenta dei limiti: il parroco decide un po' tutto ed è lasciato piuttosto solo. E' successo recentemente che parrocchie rimaste senza parroco residente si siano risvegliate: i laici si sono dati da fare, hanno assunto maggiori responsabilità. E, d'altra parte, è bene che il prete impari a collaborare di più con i confratelli, con i diaconi, con i laici. Paradossalmente, dunque, il diminuire del clero puó rilanciare la voglia di essere Chiesa.


La causa di questo ripensamento è legata al ridursi del numero dei preti?


Anche se la nostra diocesi puó contare ancora su molti presbiteri, è sotto gli occhi di tutti l'invecchiamento del clero e l'aridità vocazionale: pochissime le presenze nel seminario interdiocesano di Fossano. Troppo abituati dagli ultimi secoli, stentiamo ad immaginare una Chiesa senza preti, anche se esistono nel mondo centinaia di comunità cristiane che vedono il ministro assai raramente e non per questo cessano di esistere. Mentre dobbiamo metterci in ginocchio e supplicare il padrone della messe, credo sia necessario per tutti rinnovare l'opzione personale di vivere la fede e di costruire la comunità, la quale vive di preghiera e di celebrazione, di annuncio e di educazione, di carità e di servizio. Azioni a cui tutti sono chiamati. Lo Spirito Santo non abbandona la Chiesa e si incaricherà lui di far rifiorire la vita cristiana, carismi e ministeri compresi, se vedrà un popolo ben disposto.


Si parla di ministeri laicali. Che cosa si intende?


Il laico è il cristiano chiamato a vivere e testimoniare la fede nel suo ambiente di vita: in famiglia, sul lavoro, nella società. Ma puó dare il suo contributo anche nell'organizzarsi della comunità, soprattutto là dove manca il ministro residente. Ci sono servizi concreti ed altri di maggiore impegno, come la coordinazione, la conduzione economica, la presidenza di momenti di preghiera e di culto, la catechesi, la carità, la visita missionaria. Non si tratta di rubarsi il lavoro con i ministri ordinati, ma di imparare a lavorare insieme assumendosi nuove responsabilità. Al clero il compito imprescindibile di curare la formazione e di sostenere la motivazione dei laici.


Com'è stata l'esperienza di Diano Marina? E come potrà continuare?


Pur avendo tante occasioni di incontro e di formazione, la 'tre giorni' ha favorito lo scambio costruttivo tra il vescovo, i preti e i diaconi. Ci siamo accorti di essere in fondo poco abituati al confronto e che dallo stare insieme puó venire un vero rilancio della nostra missione. Il lavoro dovrà continuare nei prossimi mesi, coinvolgendo anche i laici, specie attraverso i consigli pastorali. Si pensa di affidare alle vicarie il compito di immaginare la divisione del territorio in Unità Pastorali. Ma, come detto, sono necessari tanti altri passi per riprendere con gioia il nostro cammino di Chiesa.


daniele isaia

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