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Un pranzetto... di carta


Giovedì 16, Gennaio 2014
in  Leggere con gusto


Ci sono dei momenti, nella vita quotidiana di una cuoca per caso, che non si hanno più idee, non si sa che cosa puó stuzzicare il palato dei congiunti, che cosa comprare e districarsi tra verdure care e affettati salati, tra carne in umido (sempre la solita carne!) e insalate alla caprese, ecco che il libro sovviene: ci si perde a leggere di cibo nei libri dei grandi, a scandire versi in cui le parole suonano sapori: latte, pane, in versi ritmati e rime baciate.


Ma gustare il cibo di carta è comunque una bella esperienza e regala emozioni non da poco.


Così il poemetto di Giovanni Pascoli che s'intitola La piada mi ha fatto venire il gusto di Romagna e del pane azzimo: Sul liscio faggio danzi corra voli,/ Maria, lo staccio! Siamo soli al mondo:/ facciamo il pane che si fa da soli! /Voli lo staccio e treppichi giocondo,/vaporando il suo bianco alito fino,/ che si depone sul tuo capo biondo./O lieve staccio, io t'amo. Il tuo destino/ somiglia al mio: tener la crusca; il fiore,/ spargerlo puro per il tuo cammino.


C'è l'esaltazione della genuinità del cibo e l'evocazione di un clima familiare, 'il nido', dove si muove la presenza amata e fedele della sorella Maria. Lo spazio è circoscritto, la campagna è la cornice. Egli spiega, in una nota, l'etimologia del termine: piada, pieda, pida, pié è chiamata dai romagnoli la spianata di grano o di granturco, cibo della povera gente; e si intride senza lievito; e si cuoce in una teglia d'argilla, che si chiama testo, sopra il focolare che si chiama arola.


Ma questo pane azzimo assume per il poeta un sapore particolare, è il pane dell'umanità, che si divide e condivide in forma di croce, è soprattutto il pane della libertà. Maria, la donna silenziosa, la depositaria dei sogni, è l'artefice della magia: Ma tu, Maria con le tue mani blande/ domi la pasta e poi l'allarghi e spiani; / ed ecco è liscia come un foglio, e grande/ come la luna e un intenso odore di pane riempie la casa.


La fragranza inonda anche la mia cucina e l'avvolge di tepore: immaginaria o reale, poco importa. Ci si nutre, a volte, anche solo di parole, se sono parole vere, se la verità è sinonimo di onestà, se porta con sé dei valori. Meccanicamente apro il frigo e prendo una piadina comprata. Vi deposito una fetta di prosciutto, una sottiletta, una foglia d'insalata e l'avvolgo, come un cartoccio. Mi sembra di avere arrotolato il mondo. E nel forno a micro onde si colora, diventa brunita, la mia piadina, Lì dentro è l'umano gustare.

 

cetta berardo

 

 

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