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Un bambino è nato per noi


Natale

Giovedì 20, Dicembre 2012
in  Vita Ecclesiale



Risuona ogni notte di Natale l'antica profezia di Isaia: 'perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio'. L'invito del profeta a rallegrarsi non è ingenuo, parla di un popolo che cammina nelle tenebre e gioisce perché ha rotto l'oppressione violenta, ha combattuto, ha lavorato per poi mietere. Perché dunque la nascita del Figlio di Dio è invito a gioire? Quale gioia sapiente, semplice, non ingenua si annuncia in questa nascita?


Una coppia giovane italiana su cinque oggi affronta dolorosamente l'infertilità. La nascita di un bambino è sempre un dono da non pretendere, di cui ringraziare con discrezione senza esacerbare questa considerevole e incolpevole parte di sposi. Nessuno è ragionevolmente geloso di un altro che ha vinto alla lotteria. E nessuna persona sana sventola le sue sicurezze davanti a chi ne è privato. Così la gioia d'un figlio nato è da ricondurre nell'ambito dei miracoli.


Ma è pur tale: 'Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore', dicono gli angeli ai pastori.


La gioia è per tutti, perché la nascita di Dio nella carne è un commércium inaudito, uno scambio che rifulge, dice la liturgia. Dio ha profondamente desiderato fare l'esperienza della nascita che tutti abbiamo vissuto.


Nascere significa prima di tutto imparare ad accettare il nostro limite. Partorire un figlio significa smettere di sognarlo perfetto, ma accoglierlo in tenerezza per i suoi bisogni. Il sorriso beato d'un bebè sazio dice che non occorre tutto, né il potere per essere uomini autentici. Dio è nato nella fragilità della carne, ha avuto fame, non ha avuto un tetto né un letto, si è rifugiato profugo minacciato all'estero.


In secondo luogo, nascere significa quindi dover ricevere cure, accoglienza, educazione. Senza dono e gratuità non c'è società, famiglia, amicizia, relazione, economia. Chi nasce ha ricevuto tutto: la vita, un corpo, un nome, la possibilità di crescere ed essere educato. Dio ha ricevuto e non disdegna di ricevere amore: in noi la sorgente delle gioia è la medesima disponibilità a farsi amare.


Nascere significa infine far parte del genere umano, di una cultura, di un popolo, di un tempo, di una famiglia. Chi nasce non puó sottrarsi alla rete che lo accoglie. 'Tu sei la mia gioia', diciamo stringendo il neonato salvato dalle acque rischiose del parto. Gesù, nuovo Mosè, è la nostra gioia perché umilmente ha rivelato chi è Dio, il Grande Assente per alcuni, il Dio-con-noi per chi l'ha incontrato.


marco gallo

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